L’adolescenza, che nella definizione proposta dall’Onu è la fascia di età della popolazione di compresa tra i 10 ed i 19 anni, è un periodo di grandi cambiamenti, in cui i bambini si preparano a diventare adulti: queste trasformazioni non sempre avvengono serenamente e i ragazzi entrano in conflitto con se stessi e con gli altri alla ricerca di una strada tutta propria da percorrere.

Il cambiamento più grande (che di conseguenza crea relativi problemi molto diffusi) che affrontano gli adolescenti è quello che riguarda il corpo. La peluria che aumenta, il seno che cresce, i fianchi che si arrotondano, la voce che cambia, l’altezza che modifica le abituali proporzioni: i ragazzi impiegano tempo ad abituarsi al nuovo fisico, ma l’aspetto più complicato riguarda il confronto con i coetanei. Essere precoce o tardivo nello sviluppo fisico pesa nella formazione della personalità. Come accade anche nel restante regno animale, i maschi più sviluppati (soprattutto nei caratteri sessuali secondari) e più forti risultano spesso più popolari e meglio integrati nell’ambiente. Gli emarginati hanno problemi a potenziare l’autostima e la sicurezza personale.

Gli adolescenti che soffrono di disturbi del comportamento alimentare in Italia, poi, sono due milioni, e l’età in cui questo disagio compare si è abbassata: nel 40% dei casi si manifesta infatti tra i 15 e i 19 anni, ma si può palesare anche già a 8-12 anni (dati Società italiana di Medicina dell’adolescenza). Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità le patologie di tipo anoressico e bulimico sono la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali tra le giovanissime. Numerosi i fattori di rischio biologico, psicologico e sociale: dagli aspetti familiari (genitori affetti da disturbi psichiatrici) alla familiarità positiva per disturbi affettivi, dalla presenza di episodi depressivi nelle madri fino alla tendenza all’abuso di sostanze. Spesso le adolescenti vorrebbero restare nella fase di preadolescente, fonte di sicurezza, e perseguono l’obiettivo di bloccare la crescita, di ridurre le proprie forme quasi annullandole, nascondendole, attraverso condotte alimentari che rischiano di diventare pericolose o assumendo atteggiamenti “da maschiaccio”.

Sono le dipendenza degli adolescenti da sostanze nocive o illegali, poi, a preoccupare: i ragazzi entrano in contatto con il problema sempre prima, sia attraverso il proprio gruppo di amici sia tramite le esperienze dei loro idoli della tv e del mondo dello spettacolo. Secondo i dati del Dipartimento Politiche Antidroga, su più di 32.000 giovani di età compresa tra 15-19 anni, le percentuali di chi dichiara di aver assunto droga negli ultimi 12 mesi risultano essere: eroina 0,6%, cocaina 2,1%, cannabis 18,2%, stimolanti, amfetamine, ecstasy 1,3%, allucinogeni 2,3%. I ragazzi, però, percepiscono in maniera diversa la pericolosità delle varie sostanze. Infatti, se per il 44% la cannabis è molto nociva, la percentuale aumenta drasticamente per la cocaina (il 95% la ritiene molto pericolosa) e per l’ecstasy (94%). L’alcol è considerato nocivo dal 46% del campione e il fumo di sigarette è valutato molto pericoloso solo dal 30%.

Come se per i genitori non bastassero già i “classici” problemi, per i figli adolescenti delle nuove generazione esiste anche un altro rischio, sempre più diffuso, quello della dipendenza dalla tecnologia. L’utilizzo tra gli adolescenti del pc, di Internet e dello smartphone è cresciuto vertiginosamente negli ultimi anni e i più colpiti dalla Internet Addiction Disorder, insieme agli adulti sotto i 40 anni, sono proprio gli adolescenti tra i 13 e i 19 anni. Si tratta di ragazzi soli, con scarso rendimento a scuola che passano ore e ore su web e proiettano il loro essere in un mondo virtuale sviluppando deficit emotivi e sociali. Anche i social network come Facebook e Twitter portano a comportamenti voyeuristici, basta pensare che la metà dei 350 milioni di iscritti accede quotidianamente al sito e non riesce a farne a meno. Il tipo di personalità predisposto a sviluppare tale disturbo è caratterizzato da tratti ossessivo-compulsivi, inibito socialmente, tendente al ritiro, per il quale la Rete rappresenta un modo per fuggire dalla realtà. L’adulto, anche in questo caso, deve porsi come modello di azione, insegnando l’utilizzo consapevole di ciò che di positivo le tecnologie possono offrire, senza cadere negli estremi della demonizzazione, del rifiuto a priori, o della sua esaltazione acritica. Questo atteggiamento rappresenta un valido antidoto contro qualsiasi forma di uso distorto, compreso l’abuso.