Il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad definisce “un crimine” gli insulti contro Carla Bruni, la quale si era schierata in difesa di Sakineh Mohammadi Ashtiani, accuse che le sono giunte dal quotidiano Kayah, testata considerata vicina all’Ayatollah Ali Khamenei. Definendoli “contrari alla religione”, il Presidente Iraniano ha aggiunto:

È un reato peggiore di un crimine. Se c’è davvero una giustizia, gli autori degli insulti dovrebbero essere perseguiti. Un organo di stampa può insultare la moglie di un presidente europeo? Con quale Islam questo può essere permesso?

In occasione di una intervista rilasciata a Kristian Amanpour di ABC News, il presidente Iraniano ha smentito seccamente di aver condannato alla lapidazione Sakineh Mohammadi Ashtiani. Ha aggiunto:

Questa notizia non è vera, è una notizia artefatta, creata dai media USA.

Secondo il politico, gli Stati Uniti avrebbero strumentalizzato l’opinione pubblica per ottenere consensi. Un’abile mossa di uno stato, quello americano, che fa della pena di morte l’arma di politica interna migliore.

Riguardo alla lapidazione, Mahmoud Ahmadinejad ha dichiarato che si tratta di una pratica arcaica che andrà affrontata e modificata e, in merito alla vicenda di Sakineh, ha affermato:

È una vicenda all’esame di un tribunale, il quale a tutt’oggi non ha mai emesso una sentenza di lapidazione.

In Iran la lapidazione è un metodo di esecuzione capitale utilizzato frequentemente e i diritti civili vengono costantemente calpestati. Non lontana nella memoria la morte di Neda Agha-Soltan, uccisa durante le manifestazioni di protesta seguite alle elezioni presidenziali del 2009.

La situazione di Sakineh comunque rimane delicata, perché la donna è ancora reclusa in carcere senza una vera imputazione e senza prove effettive di un crimine per il quale è stata ingiustamente accusata. E di lei giungono, fino a noi e alla famiglia, poche notizie sommarie.