Anche Uma Thurman accusa di molestie sessuali Harvey Weinstein: l’attrice statunitense è l’ultima delle tante star, inclusa Salma Hayek, che hanno puntato il dito contro il produttore di Hollywood dando vita a uno degli scandali più grandi degli ultimi tempi ma anche a Time’s Up, l’organizzazione a difesa delle vittime di molestie sessuali, fondata l’1 gennaio 2018, e al movimento #MeToo.

L’attrice ha raccontato la sua esperienza in una lunga intervista alla giornalista Maureen Dowd del  New York Times, in cui denuncia anche il comportamento del regista Quentin Tarantino.

Il complicato sentimento che ho nei confronti di Harvey riflette quanto io stia male per tutte le donne che sono state aggredite dopo di me”, ha detto Uma Thurman. “Io sono uno dei motivi per cui una ragazza entrava nella sua stanza da sola, proprio come avevo fatto io. Quentin ha usato Harvey come produttore esecutivo di ‘Kill Bill’, un film che simboleggia l’empowerment femminile. Tutti questi agnelli sono finiti al macello perché erano convinti che nessuno in una posizione del genere avrebbe fatto qualcosa di illegale contro di loro, eppure è stato fatto”.

Uma Thurman ha raccontato del primo “incidente” con Harvey Weinstein: nella stanza d’albergo del produttore, a Parigi, mentre stavano parlando di una sceneggiatura, Weinstein si sarebbe presentato in accappatoio, indirizzandola poi verso il bagno turco della suite. Inizialmente la star non avrebbe percepito il pericolo perché lo considerava una sorta di “eccentrico zio”. Ma quando ha esclamato: “Questo è ridicolo, cosa stai facendo?” lui, arrabbiato, sarebbe uscito dalla stanza.

La prima vera e propria aggressione è avvenuta dopo, nel 1994 in seguito alla presentazione di Pulp Fiction, nella suite di Weinstein al Savoy Hotel di Londra. “Mi ha spinto verso il basso. Ha cercato di infilarsi dentro di me. Ha cercato di spogliarsi. Non mi ha violentata ma ha fatto molte cose spiacevoli, era come un animale che si dimena, come una lucertola. E io stavo facendo tutto il possibile per riportare il treno sui binari”, ha spiegato.

Sempre al Savoy, qualche giorno dopo, ci fu un episodio simile: la Thurman era tornata, accompagnata da un’amica che l’ha aspettata nella hall e che l’ha vista poi riscendere dalla stanza “scarmigliata e sconvolta”, perché aveva ricevuto un grande mazzo di rose gialle e continue richieste da parte del produttore per discutere di nuovi progetti. Una volta a casa, l’attrice avrebbe poi detto all’amica che Weinstein “l’aveva minacciata di far deragliare la sua carriera”. Weinstein, ad oggi, si è scusato tramite il suo avvocato, ammettendo di aver “travisato i suoi segnali”.

Parte dei ricordi di quel periodo di violenze anche un episodio molto spiacevole vissuto sul set di Kill Bill vol.1. A quattro giorni dalla fine delle riprese durate 9 mesi, il regista Quentin Tarantino le avrebbe chiesto di fare qualcosa che l’avrebbe segnata a lungo.

Dovendo girare la scena di una corsa in auto, il regista le avrebbe detto: “’Devi andare a 60 chilometri all’ora o i capelli non voleranno come si deve e ti farò ripetere la scena’. Ma quell’auto era una cassa da morto. Il sedile non era avvitato e la strada era sterrata e tutta curve” ha raccontato la star a Maureen Dowd, giornalista del New York Times: “Avevo il volante nella pancia e le mie gambe erano bloccate”, ha detto Uma Thurman. “Ho sentito questo dolore lancinante e ho pensato ‘Oh mio Dio, non tornerò mai più a camminare’. Quando sono tornata dall’ospedale con un braccio al collo, con le ginocchia sbucciate, un grosso bernoccolo sulla testa e una commozione cerebrale, ho visto la macchina e sono rimasta molto turbato. Quentin e io abbiamo litigato furiosamente e l’ho accusato di aver tentato di uccidermi. Ero molto arrabbiata con lui, immagino comprensibilmente, perché non sentiva di aver sbagliato e non credeva di avermi messa davvero in pericolo”.