Sembrava essere andato tutto liscio ieri sera a Annozero, fino a quando dalla Fontana di Trevi si è alzato un coro di fischi: con lo strumento che si usa per manifestare il disappunto del pubblico in teatro, un gruppo di attori e registi famosi si è riunito in diretta per contestare i tagli alla cultura del ministro Sandro Bondi.
Le accuse hanno centrato il problema, ma Bondi ha cercato di difendere le sue scelte ritenendo di non meritare la sfiducia. A quel punto, gli attori hanno cominciato quindi a elencare al ministro quali sono stati i suoi errori.
Riccardo Scamarcio ha parlato di rilancio dell’economia, che non sarebbe possibile se si mettesse un bavaglio alla cultura. Il regista Paolo Sorrentino pensa che i tagli allo spettacolo siano una manovra politica per mettere a tacere il cinema italiano:
Ho il sospetto che ci sia un motivo politico dietro il mancato rinnovo degli sgravi fiscali. Il cinema italiano di oggi fa paura.
Per giustificarsi, Bondi ha peggiorato la sua situazione: convinto che “Gomorra” fosse di Sorrentino e non di Garrone, ha ricevuto altri numerosi fischi.
Ma il Ministero della Cultura non gestisce solo lo spettacolo: un esempio lampante è Pompei che, in questi giorni, si è vista assegnare un commissario straordinario proprio da Sandro Bondi. E proprio su questo argomento torna all’attacco Marco Travaglio, elencando le innumerevoli spese che il nuovo commissario ha sostenuto.
In ultimo, arrivano le accuse di nepotismo sempre da parte di Travaglio: Bondi ha fatto assumere al centro sperimentale di cinematografia il figlio di Manuela Repetti, la sua attuale compagna. E non solo avrebbe fatto ottenere al figlioccio la direzione generale del cinema, ma avrebbe concesso un finanziamento per il teatro di Novi Ligure, il paese Natale dell’amata.
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