Anonymous”, nelle sale dal 18 novembre, è il nuovo film di Roland Emmerich, già regista di film di successo al botteghino come “2012”, “L’alba del giorno dopo” e “Indipendence Day.”

In quest’occasione, però, non sono città invase da alieni o spazzate da onde alte decine di metri a fare da sfondo al film, ma la Londra di Elisabetta I, la “Golden Age”. “Anonymous” racconta una versione alternativa della storia del celebre scrittore e compositore teatrale William Shakespeare, che non sarebbe stato altro che un “prestanome” al vero autore dei 37 testi teatrali e 154 sonetti giunti fino a noi, il 17esimo conte di Oxford, Edward De Vere.

Galleria di immagini: Anonymous, il film

Il film cattura fin dalla prima inquadratura: una vista della città di Manhattan ai giorni nostri e, dopo un primo momento di spaesamento da parte degli spettatori, ci si sposta per pochi istanti all’interno di un teatro moderno, per poi approdare all’epoca storica in cui è ambientata la vicenda, ovvero il Seicento.

A vestire i panni del vero Shakespeare è Rhys Ifans (“Notting Hill”), costretto a sposare una donna che non ama e a reprimere il più possibile la propria passione per la scrittura e l’arte. Quando decide di rendere pubbliche le proprie opere, le affida a un compositore teatrale del famoso Globe, il teatro distrutto da un incendio nel 1613: sarà un sedicente attorucolo semi-analfabeta di nome William Shakespeare a dare il nome ufficiale alle creazioni del conte di Oxford.

Il film ricorda a tratti “Elizabeth” e il suo sequel, “Elizabeth: The Golden Age”, entrambi interpretati da una meravigliosa Cate Blanchett nei panni di Elisabetta I, e ricostruisce in modo fedele le ambientazioni e i costumi dell’epoca, senza lasciare nulla al caso.

Ottima l’interpretazione da parte di Joely Richardson e della madre Vanessa Redgrave nei panni della regina; credibile e sufficientemente cattivo Dabid Thewlis (“Harry Potter”, “Il bambino con il pigiama a righe”) nel vestire il manipolatore consigliere William Cecil e fantastico nel suo ruolo di cialtrone Rafe Spall, tutto l’opposto di quello che ci aspetteremmo dal vero Shakespeare.

Il film intrattiene per quasi due ore, un po’ per la bravura degli attori, un po’ per la storia in quanto tale: l’appetibilità dell’idea di un imbroglio che va avanti da secoli e secoli era già stata scoperta e ben sperimentata da Dan Brown ne “Il codice da Vinci”, e “Anonymous” gioca con gli stessi elementi.

Veridicità o meno della teoria oxfordiana, quello che impressiona è la longevità delle opere di uno scrittore vissuto secoli e secoli fa, come ha detto in un’intervista rilasciata di recente Rhys Ifans.

«Quello che conta davvero non è darsi una risposta certa sulla reale identità dello scrittore, quanto invece continuare a porsi la domanda sul perché tutte le sue opere ancora oggi continuano a essere rappresentate, portate al cinema: la grande arte deve porre domande, non fornire risposte.»