Arriva dall’Arabia Saudita un altro colpo ai diritti della donna, la cui condizione di vita sembra sempre più sottomessa alla volontà degli uomini. L’ultima notizia in tal senso l’ha resa nota direttamente il governo di Ryad che ha comunicato che, d’ora in avanti, alle donne in procinto di lasciare il Paese sarà fatto obbligo di presentare in frontiera un documento che attesti che il loro tutore – marito, padre o fratello – le autorizzi al viaggio.

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Ma non solo: al tutore verrà inviato un SMS che informa che la congiunta – ma forse sarebbe meglio chiamarla “la sottomessa” – sta andando all’estero. Del resto in Arabia Saudita quei pochi diritti delle donne sono continuamente calpestati e limitati. Basti pensare al divieto di guidare e di votare, cui si aggiunge il ferreo divieto di spostarsi da sole per le strade e quello “tradizionale” che prevede l’obbligo di indossare il tipico chador che copre tutto il corpo e lascia libero solo il volto.

La nuova misura del governo saudita non è piaciuta a quelle poche donne che cercano sostegno per battersi per i loro diritti. E su Internet, l’unico spazio a disposizione delle cittadine in rosa per esprimere la propria rabbia e il proprio disagio, sono apparsi i commenti di Manal al Sharif, una sorta di attivista che si batte per il diritto delle rappresentanti del gentil sesso di poter guidare.

I social media hanno raccolto numerosi altri appelli di persone di sesso femminile che denunciano lo stato di rigido asservimento all’uomo vigente nella società saudita,

«dove spesso le donne sono sottoposte a violenza familiare e devono restare in silenzio per paura. La tecnologia contrasta con la mentalità arretrata vigente nel Paese dove gli integralisti islamici puntano alla sottomissione femminile».

Intanto, sul fronte dei diritti, qualcosa sembra muoversi: il re Abdallah ha deciso che, dal 2015, le residenti potranno votare per le elezioni amministrative, avranno più libertà nell’uso del velo e saranno più tollerate quando si presentano in pubblico con un uomo che non è né il marito né un parente. Piccoli passi avanti, ma importanti.

Fonte: Tgcom