È un putiferio quello scatenato dalla lettera aperta, pubblicata su Le Monde, firmata da Catherine Deneuve e da diverse scrittrici, artiste e accademiche francesi.

L’indimenticabile protagonista di Belle du jour esce dal coro e del movimento #MeToo e sottoscrive che “lo stupro è un crimine, ma tentare di sedurre qualcuno, anche ostinatamente o in maniera maldestra, non lo è, come la galanteria non è un’aggressione machista“.

Una condanna, quella arrivata dalle donne d’oltralpe, alla “caccia alle streghe” seguita allo scandalo Weinstein che ha scosso Hollywood e ha avuto ripercussioni in tutto il mondo (in Italia il caso Brizzi su tutti).

Nella lettera si legge anche che “gli uomini sono stati puniti sommariamente, costretti alle dimissioni quando tutto quello che hanno fatto è stato toccare il ginocchio di qualcuna o cercare di rubare un bacio, parlato di argomenti intimi durante cene di lavoro o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a donne per la quale l’attrazione non era reciproca“.

Il femminismo, continuano le firmatarie, non significa “odiare gli uomini e la sessualità” e proteggere le donne “non deve incatenare le donne a uno status di eterne vittime“.

Quanto riportato sul quotidiano francese non ha mancato di scuotere i social e gli utenti si dividono: accanto alle feroci critiche di chi sostiene che l’attrice francese sia solo una provocatrice, in molti si dicono invece d’accordo con lei contro quello che definiscono il “nuovo puritanesimo“.

Samantha Geimer, la donna che il regista Roman Polanski ha ammesso di aver violentato nel 1977 quando aveva 13 anni, ha dichiarato in un tweet: “Sono d’accordo con la signora Deneuve. Le donne hanno bisogno di uguaglianza, rispetto e libertà sessuale, otteniamo ciò sostenendo noi stesse e noi stessi. Non chiedendo agli altri di proteggerci e definire cosa è ‘permesso’ alle donne“.

È, invece, Asia Argento una delle prime a sdegnarsi: “Catherine Deneuve e altre donne francesi raccontano al mondo come la loro misoginia interiorizzata le abbia lobotomizzate fino al punto di non ritorno“.

Ha risposto subito anche l’ex ministro Ségolène Royal: “Peccato che la nostra grande Catherine Deneuve sottoscriva questo testo costernante. Tutti i pensieri di noi che abbiamo a cuore la libertà delle donne vanno alle vittime della violenza sessuale, schiacciate dalla paura di parlarne“.