La tv è ormai piena, se non addirittura satura, di programmi che trattano il tema della cucina. Se da un lato sono stati inventati generi d’intrattenimento casalingo capeggiati da Benedetta Parodi e Antonella Clerici, dall’altro i cooking show stanno prendendo il sopravvento, grazie soprattutto a personaggi come Gordon Ramsay e Carlo Cracco. Ma attenzione, perché un’alternativa a questa concezione di cucina spettacolare e catodizzata esiste e si chiama Gabriele Rubini. Molti di voi lo conoscono come Chef Rubio, diplomato all’ALMA, frascatano doc attaccatissimo alle proprie origini, rugbista con un passato in Top 10, globe trotter, appassionato di musica, tatuaggi e fumetti che, invece di creare portate piacevoli alla vista, ama sporcarsi le mani e leccarsi le dita dopo aver mangiato una pietanza gustosa. Perché prima di tutto, come lui stesso afferma, “la cucina dev’essere passione” e non solo fronzoli.

Rubio è il protagonista di Unti e Bisunti, programma in onda su Dmax che non si occupa solo di “piatti” ma anche e soprattutto di sapori, tradizioni e origini, mostrando uno spaccato del nostro Paese conosciuto da pochi. Noi volevamo conoscerlo meglio e così DireDonna.it lo ha incontrato per capire in che direzione, secondo lui, sta andando la cucina. Gabriele si è confidato con noi, rivelandoci il suo pensiero sui talent televisivi e su ciò che di sbagliato dovrebbe essere aggiustato nella tv italiana. Ecco la nostra intervista esclusiva a Chef Rubio.

Secondo te in che modo si sta evolvendo il mondo della cucina?

O involvendo? La cucina per molti anni è stata una disciplina per pochi, per persone che l’hanno resa una “scienza” elitaria. Oggi invece è sulla bocca di tutti e, a mio avviso, se ne parla forse troppo. Bisognerebbe prima di tutto capire quanto di giusto e di sbagliato ci sia nel modo di comunicare l’arte culinaria. E’ qualcosa che deve nascere dalla passione. Quanta gente pensa prima a come presentare un piatto senza nemmeno sapere come dev’essere cucinato nel modo corretto? Troppe volte conta più l’apparenza della sostanza. Io per questo mi sono ribellato e mi sono messo in gioco per far capire che la cucina non è solo ciò che viene propinato dai media.

Galleria di immagini: Chef Rubio foto: le immagini di Gabriele Rubini durante le riprese di Unti e bisunti

Secondo te come mangia un italiano medio? Bene o male?

Mangia di me**a. Purtroppo è una verità che tutti sappiamo ma che tendiamo a nascondere. C’è stato sicuramente un danno dovuto all’estrema “ammirazione” per la cucina western e americana che ha portato la gente a preferire un pasto veloce, da mangiare il più in fretta possibile. In realtà credo che la cattiva alimentazione non sia dovuta alla mancanza di buoni prodotti in Italia o dall’incapacità a cucinare: il vero problema è che lo si fa sempre più di rado in famiglia. Sono sempre meno le persone che a casa dedicano del tempo alla preparazione di un pasto. Un po’ perché le generazioni cambiano e non si ha più la “predisposizione” a cucinare, un po’ perché manca materialmente il tempo. E’ un peccato. 

Tu sei molto attivo sui Social Network. Come si mixa la passione per il cibo e il mondo del web?

I Social li vivo per quello che sono. Non mi ci attacco troppo. Chi usa questi mezzi sono ragazzi di generazioni diverse dalla mia, più piccoli, che si rifugiano negli smartphone e proprio lì, sul web, potrebbero trovare delle valide alternative ai punti di vista imposti dalla tv. Il web ha il pregio di non essere condizionato da “direttori”. E’ molto libero e ognuno può dire la sua, senza regole impostegli da altri. E’ vero anche che esiste l’altra faccia della medaglia: se tutti sono padroni di scrivere ciò che vogliono, è molto probabile trovare cose non vere. Il rischio è che tutti possono giocare a fare i professori. Il vero problema è che chi comunica e ha questo enorme potere non lo fa come dovrebbe.

Cosa ne pensi dei talent di cucina?

Sono dei programmi televisivi come tanti altri. Il grande sbaglio dei talent è che, per quanto visto fino ad oggi, sono dettati solo da arrivismo e antagonismo e non hanno nulla a che fare con la vera cucina. Parlano di emozioni e di passione ma rimangono fermi alla competizione. Sono programmi che andrebbero aggiustati, che bisognerebbe costruire attorno a persone davvero ferrate sull’argomento, tutelate nel loro percorso di crescita in modo da incrementare la loro conoscenza. Quando un giudice dice “il tuo piatto fa schifo” non fornisce nessuna indicazione, è solo poco costruttivo.

Pensi valga lo stesso anche per i talent che hanno come protagonisti i bambini?

Beh, in questo caso l’unica cosa da dire è che si tratta di prodotti che andrebbero censurati. Un bambino in tv, in quel modo, non si diverte. Bisogna insegnare ai bambini a coltivare le loro passioni, non a competere tra di loro in gare che li mette gli uni contro gli altri facendo nascere finte amicizie. Il problema, purtroppo, è dei genitori che spesso riversano le loro frustrazioni e i loro mancati sogni sui figli. 

Girando l’Italia con Unti e Bisunti qual è la città che ti ha stupito di più?

La scelta è davvero difficile. Se avevo preconcetti su una particolare città, nel momento in cui l’ho “vissuta” tutto si è sgretolato. Ricordo in primis il grande affetto della città di Bari, è stato meraviglioso. Ma Unti e Bisunti non è solo un programma di cucina, credo di poterlo tranquillamente definire come un programma sociologico. Ad esempio nella prossima puntata sarò a stretto contatto con una comunità sudamericana di Milano, spesso dipinta come una gang, legata a droga e illegalità. Nella realtà dei fatti sono l’esatto opposto: persone che amano Milano e che la vivono come tutti i milanesi, se non addirittura con più rispetto, pur mantenendo salde le loro origini.

Da cosa pensi dipenda questo pregiudizio? 

Sono convinzioni sbagliate propinate dal bigottismo di alcuni mass media. E’ un po’ come con i tatuaggi (ride) e l’immagine di chi li porta. Chi ha una certa sensibilità va oltre, chi non ce l’ha si ferma all’apparenza. Sono orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto per Unti e Bisunti: i veri protagonisti sono le persone.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe buttarsi nel mondo della cucina?

Non guardate la tv. Leggete, documentatevi, conoscete e viaggiate tanto. Il punto massimo d’arrivo non è la tv, anzi. Il cibo e la cucina vanno conosciuti dal vivo, viaggiando e facendo le giuste esperienze personali. Solo così si potrà capire se è davvero questa la nostra strada. L’esperienza sta alla base di tutto e una volta che si è certi della propria scelta allora ci si potrà iscrivere a dei corsi, affinare le proprie conoscenze e tecniche per arrivare alla cima. Ma la cucina, prima di tutto, deve essere vissuta come esperienza

Come già anticipato dallo stesso Rubio, la prossima puntata di Unti e Bisunti, in onda lunedì 26 maggio alle ore 22 su Dmax, canale 52 del digitale terrestre, si svolgerà proprio a Milano, la città meneghina che grazie a Rubio conosceremo in una veste super caliente, andando a curiosare nella gastronomia di derivazione latino-americana. Rubio perlustrerà la zona Navigli e il mercato di Porta Genova, dove cercherà gli ingredienti più tipici della cucina ecuadoregna e peruviana: platani, pannocchie choclo, tamal (tortino di mais e carne di maiale), rachi (trippa di manzo) chifles, tanta carne e sapori piccanti saranno i veri protagonisti della puntata di Unti e Bisunti di lunedì.