Il lavoro ci pone ogni giorno sempre di fronte a nuove sfide. Alcune facilmente superabili, altre un po’ più difficili e apparentemente insormontabili. Una di queste, ad esempio, può essere la scoperta che nel posto in cui si lavora, il proprio capo è decisamente molto più giovane del resto del personale.

Avere un superiore che ha meno anni di noi, se all’inizio può conferire un duro colpo al proprio ego personale, alla lunga, riflettendoci meglio su, può essere indice di grande innovazione per un’azienda al passo coi tempi e che vuole crescere. Sicuramente una persona giovane, sebbene possa avere meno esperienza di lavoratori già adulti con un lungo curriculum vitae alle spalle, avrà dalla sua parte la creatività e le competenze tecnologiche che oggi, un’azienda, richiede al suo team.

Essere nati nella generazione dell’hi-tech ha di certo i suoi vantaggi, e possiamo notare come a essere i primi veri maghi della tecnologia sono proprio coloro che già a sette anni trascorrevano il loro tempo libero al computer.

Fatte queste premesse è però giusto non sentirsi da meno rispetto ai giovani superiori. Un’azienda ha bisogno anche di personale che abbia un grosso bagaglio di esperienza alle spalle, quindi la cosa più saggia che si possa fare è quella di non sentirsi inutili, già arrivati alla fine o peggio, poco utili per il proprio gruppo. Avere anni di esperienza deve rappresentare invece la leva principale per cercare di diventare un punto di riferimento per tutti, anche per il proprio capo qualora ne avesse bisogno.

Una delle prime cose che bisognerebbe fare, ad esempio, è capire che non si finisce mai di imparare; se è pur vero che avere una certa età significa anche avere più anni di lavoro alle spalle, è anche vero che un giovane capo avrà un background da cui è possibile trarre qualche lezione. Essere aperti, avere voglia di conoscere ed essere disponibili al dialogo col proprio principale è fondamentale se si vuole vivere in armonia e non avere conflitti generazionali.

Da evitare assolutamente, invece, il tipico atteggiamento di chi crede che un giovane non abbia nulla da insegnare. La collaborazione è fondamentale per una buona intesa lavorativa: scambiare le proprie idee, opinioni e interessi è un modo utile per crescere professionalmente e alla pari, senza che nessuno arrivi a pensare di essere migliore o più bravo dell’altro.

Spesso e volentieri, inoltre, capita che un capo giovane si appoggi molto di più alle figure più grandi del gruppo, perché simbolo di solidità e sicurezza, tanto da valorizzarle ancora meglio di quanto invece farebbe un superiore più anziano.

Fonte: OfficeArrow