Bocciati una seconda volta. La scuola di Pontremoli al centro delle polemiche dopo la bocciatura di ben cinque bambini in prima elementare, ha ripetuto gli scrutini e confermato tutto: bocciati in blocco, dovranno ripetere l’anno scolastico. Ma forse la vicenda non è finita qui.

Il preside dell’istituto Tifoni, Angelo Ferdani, aveva detto di sentirsi tranquillo, anche dopo lo stop del Ministero e l’ispezione per verificare la correttezza delle procedure: gli incaricati di Profumo avevano costretto la scuola a ripetere gli scrutini, obiettando che secondo loro non sussistevano «le motivazioni di eccezionalità che giustifichino le 5 bocciature», che riguardano anche un alunno disabile e tre stranieri

Ora è stato reso noto il secondo scrutinio: bocciati. Il consiglio di classe – prevedibilmente – non ha voluto mettere in discussione sé stesso. E il dirigente scolastico ha commentato:

«Mi sento in dovere di esprimere vicinanza e condivisione alle insegnanti che, riconfermando la decisione già assunta per il bene degli alunni, hanno dimostrato grande serietà e deontologia professionale. (…) Le motivazioni riguardano il mancato raggiungimento degli obiettivi minimi di apprendimento, scrittura, lettura e calcolo. Ma anche la poca maturità riscontrata negli alunni. Queste le motivazioni che hanno convinto le insegnanti alla sofferta decisione.»

La vicenda ha ancora dei lati oscuri. Basti pensare che non sono pubblicate le motivazioni perché il plico spedito all’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana conteneva i vecchi scrutini. Un errore incredibile, che ha soltanto due spiegazioni: o sono molto distratti, oppure per redarre i secondi scrutini non devono averci messo molto tempo né sprecato molto inchiostro, tanto da renderli identici agli altri.

Ma forse la questione non è neppure questa, e neppure la polemica sulle «classi pollaio» (anche se il comitato dei genitori non la pensa così: il ricorso al Tar spinse il dirigente ad ammettere che ci sarebbero volute cinque bocciature per risolvere il problema del sovraffollamento; numero poi puntualmente confermato), ma realmente la difficoltà concreta di questi bambini a raggiungere un livello minimo di competenze: gli insegnanti hanno illustrato, anche ai genitori, come questi bambini non fossero in grado di scrivere neppure sotto dettatura.

Fonte: La Nazione