Con il 51,54% delle preferenze, Dilma Rousseff si conferma alla guida del suo Paese, il Brasile, portando a casa 53 milioni di voti. Non è stata una vittoria schiacciante per lei: la Rousseff ha superato di poco il suo avversario politico, Aecio Neves, che si è fermato al 48,46% e ha raccolto poco più di 50 milioni di voti. E con un Brasile che sta vivendo un momento di incertezza e di difficoltà economiche, la riconferma di Dilma è stato un chiaro segnale di voler far spazio alla continuità e alla “sicurezza” piuttosto che al cambiamento.

La Rousseff, oltre ad occuparsi di politica, è anche economista e membro del Partito dei Lavoratori, che ha condotto a guidare il Paese grazie alla sua elezione.  E nel passato della rieletta Preside del Brasile vi è anche l’impegno nella lotta armata: in giovanissima età, la Rousseff militò infatti nel COLINA, comando di liberazione nazionale, grazie al quale conobbe anche il suo primo marito, Cláudio Galeno Linhares, anch’egli sostenitore della lotta armata. Il 16 gennaio del 1970 Dilma venne arrestata proprio a causa del suo appoggio alla guerriglia organizzata e si racconta che per ventidue giorni fu sottoposta a torture. Successivamente le fu inflitta una condanna a sei anni di reclusione – successivamente ridotta a poco più di due anni – e come pena accessoria venne privata dei suoi diritti politici per ben 18 anni.

Nel corso della sua carriera politica ha ricoperto i più svariati ruoli: da Segretaria statale per l’Energia, le Miniere e le Comunicazioni a Ministro per le Miniere e l’Energia, da Ministra-Capo della Casa Civile all’attuale ruolo di Presidente del Brasile.

 

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