Sentivo che tanta attesa sarebbe stata ripagata egregiamente. Lui era alto, snello, con un sorriso smagliante e con delle mani capaci di rendermi felice. Ah, quelle mani. Quante notti a pensare al suo arrivo. Ma cosa avete capito? Sto parlando del tecnico internet che mi ha salvato la vita. Sì, io non so come facciate ad aspettare l’amore per anni, a malapena ho retto una settimana senza connessione e ho provato emozioni che vanno dalla disperazione all’allucinazione di un’oasi wifi. La durata di un periodo web free non dovrebbe superare i tre giorni. Oltre tale periodo si presentano spiacevoli controindicazioni di cui parlerò tra poco. Sappiate, innanzitutto, che esistono diverse fasi dell’astinenza e che il soggetto colpito può rimanerne marchiato a vita.

Prima fase: Ti senti più vivo, libero dalla necessità di aggiornarti di continuo, alzi lo sguardo dallo schermo dopo mesi e ricominci ad ammirare il cielo. Scopri che ti hanno ridipinto casa, cambiato i mobili, che tua moglie ti ha lasciato e ha portato via anche il cane. Siamo nel momento ascendente, aleggia l’illusione che una vita senza internet, in fondo, sarebbe migliore. Fai lunghe passeggiate e rivaluti le relazioni interpersonali senza un monitor di mezzo. Hai qualche problema a chiudere la conversazione, non trovi la X sul volto del tuo interlocutore. Va dalle 2 alle 48 ore.

Seconda fase: I primi fastidi dalla mancanza da social e updating incessante si presentano. La sfiga vuole che in questi giorni ci sia il compleanno del tuo migliore amico, ma senza Facebook non lo saprai mai; è un tipo permaloso e la prenderà male, il rapporto s’incrinerà. Hanno condannato Berlusconi e sono schiattati un paio di personaggi eccellenti, fiumi di tweet si rincorrono mentre stai a guardare dalla finestra. La tua voce online svanisce, qualche follower si rivolge all’ufficio utenti smarriti, la maggior parte ti ha dimenticato. Per non far pesare l’attesa passi l’aspirapolvere, pulisci la grondaia, lucidi l’argenteria, riscopri l’antica arte del tombolo, ricominci a leggere libri di carta, acquisti puzzle da 5000 pezzi e ti dedichi alla cucina libanese. Va dal 3° al 5 ° giorno.

Terza fase: Delle bolle rosse macchiano il tuo corpo. L’organismo sente il bisogno di connessione, sfoghi cutanei apparentemente innocui potrebbero trasformarsi in piccoli Alien. Tenti il primo timido collegamento a scrocco alla rete del vicino, in fondo, vuoi che non ce ne sia una libera su venti? Mentre clicchi su “Cerca rete” hai gli occhietti speranzosi del fanciullino pascoliano, ma poi il battito cardiaco aumenta in rapida successione con l’avvicendarsi di “Rete protetta, rete protetta, rete protetta, rete protetta e con filo spinato”, cazzo! Non c’è via d’uscita, vivi in un quartiere di gente egoista e malfidata. Non ti resta che cedere alla connessione da smartphone. Purtroppo, non avevi previsto questo e non hai nessun abbonamento, ti attende la tariffa a consumo (a soli 99,99euro al minuto per 1 MB). Dal 5° al 7° giorno.

Quarta fase: La più agghiacciante. Hai iniziato a piazzare presso un ricettatore l’orologio del nonno e la protesi della prozia pur di fare qualche spicciolo da ficcare in quel succhia soldi chiamato telefono. Non può continuare così. Prepari una tabella con 5 amici da passare a trovare, un paio d’ore ciascuno, alternandoli, ti garantirà 10 ore di connessione. Geniale! Finché non scriveranno sullo zerbino: “You’re not welcome”. A quel punto avrai già una lista di tutti i negozi che offrono la connessione. Ormai ti conoscono in città perché sei quello che ordina un’aranciata e ci mette quattro ore per finirla. Dal 7° al 10° giorno.

Quinta e ultima fase: Per ricordare il periodo buio che stai attraversando decidi di tatuarti un’icona sul petto, affinché un giorno i tuoi figli sappiano cos’hai dovuto sopportare. Scambi la saponetta per un mouse e guardi avvilito la lucina del router lampeggiare… Quando suona il campanello! Sono arrivati i rinforzi! Chiamate mamma, papà, sorelle e cugini, c’è da festeggiare, stasera tutti in pizzeria! Finalmente potrai tornare a chattare, condividere, like, twittare, preferire, dire la tua su qualsiasi notizia. Finalmente… Ma aspetta un attimo, pare che ci voglia un secondo intervento tecnico. Altri 10 giorni. L’incubo ricomincia ma stavolta è diverso, hai fatto richiesta in una di quelle cliniche svizzere per l’eutanasia.  

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photo credit: Viktor Hertz via photopin cc