Spesso mi sono ritrovata nei panni di una delle quelle donne; sì proprio quelle che amalgamandosi in un piattume generalizzato, si permettono di insultare altre donne usando termini in realtà molto maschilisti. E il fatto che io scriva di simili argomenti, mi dovrebbe rendere una donna più attenta a determinate questioni e immune a certi comportamenti: come mai, dunque, cado anche io così in basso (e nella maggior parte dei casi per questioni futili)?!?

E’ successo anche a te? Di vedere che alla guida della macchina che ti ha tagliato la strada c’è un esemplare femminile e di chiamarla automaticamente usando appellativi che la indicherebbero come “donna di facili costumi”?!? Bè, probabilmente ci siamo ritrovate tutte anche dall’altra parte della barricata, trasformate in un batter di ciglia in donne da strada, magari per aver parcheggiato male.

Mi sono sempre chiesta il perchè di tale fenomeno e la risposta che trovo, forse politicamente non corretta, ma molto simile a una giustificazione, è che la società ci ha talmente abituate al pensiero maschilista, da indurci a replicarlo nonostante le nostre idee (quasi) femministe. Di certo però, non possiamo dirci orgogliose di una situazione simile.

Oggi poi ho scoperto che in America c’è chi ha cercato di studiare il fenomeno: dalla University of Michigan e dalla University of California–Merced arriva infatti una ricerca sul tema, intitolata “Good Girls’: Gender, Social Class and Slut Discourse on Campus” . Pur essendo il contesto di osservazione molto limitato (sono state seguite giovani donne all’interno di campus universitari), i risultati potrebbero essere per certi versi illuminanti.

Tralasciando le differenze di status sociale che all’interno dell’ambiente universitario sembrano alimentare l’utilizzo di certi termini poco edificanti, una considerazione su tutte mi colpisce: la definizione di parole come “puttana” o equivalenti, quando utilizzata da donne nei confronti di altre donne, trascenderebbe decisamente il significato letterale riportato ad esempio su un qualunque dizionario, per approdare ad un senso lato molto più complesso.

In pratica “prostituta” e affini non diventerebbero complimenti, per carità, ma si discosterebbero dalla loro connotazione puramente sessuale per trasformarsi in aggettivi riguardanti lo status sociale appunto, il modo di vestire, il modo di parlare o di camminare, l’atteggiamento nei confronti di altre persone, etc, etc. Pur sempre con accezione negativa però.

Dunque la spiegazione è: se fra donne ci chiamiamo “puttane”, in realtà vogliamo dirci qualcos’altro. Allora io mi domando: perchè non diciamo direttamente qualcos’altro?!?

Perchè a me l’utilizzo di certi termini (e parlo per esperienza personale) sembra più che altro un modo becero e volgare per sfogare frustrazioni tutte femminili come la gelosia, l’invidia o la rivalità fra donne, che così facendo si abbassano allo stesso livello di uomini maschilisti e irrispettosi, dando loro anche tutte le ragioni per essere tali.

Detto questo, spero di convertire a tal punto il mio inconscio da non cadere più in certe tentazioni malsane. E se devo dire ad una donna che non mi piace come ha parcheggiato, cercherò di usare termini più consoni. Altrimenti dovremo smettere anche di lamentarci riguardo al fatto che essere donne significhi diventare obiettivo di insulti facili.

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