Quote rosa. Argomento particolarmente delicato, sia che si parli di politica sia di mondo del lavoro. La sostanza e il format non cambiano: imprenditrici e donne in carriera che lottano con le unghie per conquistare un posto al sole. Uno sforzo teso a veder riconosciute le proprie qualità, provando a non essere sempre costrette a faticare il doppio (per ottenere la metà).

La situazione è ancora parecchio triste. Un recente articolo del Sole 24 Ore indicava una percentuale di presenza femminile nei CdA delle aziende di Piazza Affari pari all’11.6%. Allargando l’analisi, una ricerca della Ria Grant Thornton, passando al setaccio un database di oltre 9.300 aziende con fatturato tra 30 e 500 milioni di euro, ha riscontrato un’incidenza del 14% del gentil sesso (era il 13% un anno fa). Ma non è tutto. Sono praticamente una ‘riserva indiana’ le donne-consiglieri al Sud (il 4% del totale) mentre Toscana e Umbria risultano le regioni più ‘rosa’, con il 16%.

Tempo c’è voluto, ma gradualmente le cose sembrano cominciare a muoversi in direzione opposta. Le migliori premesse sono rappresentate dalla legge Golfo-Mosca che ha stabilito che i CdA delle aziende quotate e di quelle a partecipazione pubblica in scadenza dallo scorso 12 agosto dovranno essere rinnovati riservando una quota pari ad almeno un quinto dei propri membri alle donne, che dovranno passare a un terzo nei successivi rinnovi.

Chi ha decisamente anticipato i tempi, andando ben oltre le disposizioni di legge, è Snam, società Leader in Europa nella realizzazione e gestione integrata delle infrastrutture gas. Ieri, in occasione dell’Assemblea degli Azionisti, sono stati rinnovati gli organi sociali determinando un CdA composto da quattro donne (Sabrina Bruno, Roberta Melfa, Elisabetta Olivieri e Pia Saraceno) su 9 – per una percentuale pari al 44,5% – e un Collegio sindacale con 2 donne su 5 (Stefania Chiaruttini e Maria Gimigliano, per un totale del 40%). ”Sono tutti nomi di alto livello – ha chiarito in conferenza stampa l’amministratore delegato Carlo Malacarne – e sono donne scelte soprattutto per le loro competenze nel settore dell’energia”. E non è cosa da poco.

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