Il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi ha presentato nel pacchetto liberalizzazioni un disegno di legge che semplifica e amplia le procedure per aggiungere il doppio cognome ai figli.

Presto gli italiani potrebbero avere nomi e cognomi simili a quelli dell’america latina, lunghi come i titoli dei film della Wertmuller. Il disegno di legge riparte da quello del 2000, rivedendo alcuni aspetti, in particolare l’articolo 89: se in passato le domande dei cittadini venivano presentate alle Prefetture, ma poi il provvedimento finale era adottato dal Ministero dell’Interno, da oggi il Prefetto diventa l’unica autorità decisionale, con risparmi di tempo e di denaro.

Risale a poco tempo fa la novità del doppio cognome per i figli riconosciuti a posteriori, ma qui si va molto oltre. Se la legge passasse, in pratica sarà possibile per tutte le madri aggiungere il proprio cognome a quello del padre, ma non solo: le donne divorziate o vedove potranno aggiungere il cognome del nuovo marito ai propri figli.

Questo significa che i padri separati potrebbero vedere aggiunto sui documenti dei proprio figli il cognome del nuovo marito della ex moglie. Una possibilità che a qualcuno non piacerà e che potrebbe scatenare qualche tensione. D’altra parte, il punto di vista femminile è molto chiaro: il sistema di attribuzione del cognome in Italia è un retaggio antico, per cui quando si nasce si prende il cognome del padre, quando ci si sposa quello del marito.

In pratica, le donne sono soltanto nomi, perché i cognomi sono sempre maschili. Una situazione che si vuole scardinare dando appunto la possibilità almeno di scelta di aggiungere il doppio cognome e anche di cambiarlo quando cambia il proprio stato civile.

Una piccola rivoluzione, ma in fondo ancora rispettosa della storia di una famiglia: in altri paesi europei si può anche scegliere quale far adottare ai figli eliminando gli altri.

Fonte: Governo