Dylan Dog” è un film in salsa teen-horror diretto da Kevin Munroe, con Brandon Routh, al cinema da oggi. Liberamente ispirato alla famoso e omonimo fumetto di Tiziano Sclavi, Dylan Dog è un indagatore dell’incubo che vive a New Orleans.

Dopo la scomparsa dell’amata, Dylan (Brandon Routh) si è allontanato dal mondo dei vampiri e dei licantropi per dedicarsi a casi più normali di tradimenti coniugali. In seguito però all’uccisione misteriosa di un uomo e alla trasformazione del suo fedele assistente Marcus (Sam Huntington) in zombie, Dylan decide di ritornare in azione. Vargas (Taye Diggs), il leader del clan dei Vampiri, vuole dominare il mondo degli umani risvegliando una figura diabolica e leggendaria. Nel frattempo però anche i licantropi si stanno mobilitando. Dylan dovrà così combattere contro il tempo per sconfiggere la figura demoniaca e riportare l’equilibrio tra il mondo dei non morti e quello degli umani.

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Dopo 20 anni di attesa, 10 anni di sceneggiature corrette e rivisitate, finalmente Hollywood ha partorito la sua versione a stelle e strisce del famoso investigatore del mistero creato dalla penna di Tiziano Sclavi.

Nonostante la lunga attesa e le preoccupazioni per una rivisitazione all’americana di un personaggio tutto europeo qual è Dylan Dog, il protagonista di Munroe non assomiglia neanche lontanamente all’originale. Infatti, molte e forse troppe sono le differenze tra il comic e la pellicola.

La storia non si ambienta a Londra, ma a New Orleans, non c’è Groucho, né il mitico Maggiolone bianco, manca l’Ispettore Bloch, Cagliostro, Xabaras e perfino Morgana. C’è invece un assistente zombie, che cerca, senza riuscirci, di rievocare l’ironia di Groucho, e la scena si affolla di vampiri e licantropi nello stile di “Twilight“.

A effetti scenici di bassissima qualità, si aggiunge una sceneggiatura poco fluida, slegata, molto scontata e prevedibile. Infatti, tutta la trama si sviluppa nei primi fotogrammi, per poi perdersi alla ricerca di scene d’azione che non ci sono. Manca il mistero, manca il ritmo del thriller. Il famoso ex Superman, ovvero Brandon Routh, interpreta un Dylan spento, senza alcun sex appeal. La sua espressione resta immutabile, superficiale e sempre uguale a se stessa per tutta la durata del film.

Il giovane regista Munroe, comunque, dimostra di rispettare i fan del fumetto, omaggiando l’opera di Sclavi e i suoi personaggi attraverso diversi richiami. Nella versione italiana, poi, sono stati aggiunte anche alcune espressioni tipiche di Dylan Dog tratte dal fumetto come “Giuda Ballerino” e “Il quinto senso e mezzo“. Un po’ “Costantine”, un po’ “Underworld” e “Zombieland”, il “Dylan Dog” di Munroe però risulta un ibrido, senza colore ne forma.

I fan del comic resteranno sicuramente delusi nel vedere il loro idolo trasformato in una teen comedy pensata per il pubblico degli adolescenti.

Durante la pellicola, viene spesso ripetuta la battuta “Dov’è Tiziano Sclavi?“, in omaggio all’autore italiano. È la stessa domanda che lo spettatore si porrà alla fine del film, aggiungendo: “E dov’è finito Dylan Dog?”.