Sono passati più di 10 anni dal terribile omicidio operato dai fidanzatini di Novi Ligure, Omar Favaro e Erika De Nardo, ai danni della mamma e del fratellino della ragazza, uccisi con 97 coltellate inferte con lucida crudeltà.

A 14 anni dalla sentenza di condanna, il 3 marzo scorso, è uscito di prigione il ragazzo, Omar, che adesso sta cercando di rifarsi una vita, con una nuova fidanzata e un nuovo lavoro, il giardiniere. Per Erika invece – che chi la conosce definisce totalmente cambiata – le porte della galera si apriranno il 5 dicembre di quest’anno.

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Dopo mesi di silenzio dalla sua scarcerazione, in un momento cruciale come questo dove tutti gli occhi sono puntati sull’assoluzione del caso di Perugia nei confronti di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, a Matrix ieri sera si è potuto assistere alla confessione davanti ad Alessio Vinci del ragazzo complice di quell’efferato delitto.

Omar si dimostra cambiato, totalmente pentito per ciò che ha fatto, profondamente segnato da un senso di colpa che lui stesso pensa di non riuscire a sanare mai più:

«Per anni ho avuto l’incubo delle urla di Gianluca e della madre di Erika che le diceva “ti perdono, ti perdono”».

Durante l’intervista, Omar spiega come andarono le cose, confessando che ancora oggi, dopo anni di distanza, non riesce a spiegarsi come mai Erika provasse talmente tanto odio per la sua famiglia:

«Pensavo fosse gelosia nei confronti del fratellino, ma ora sono convinto che ci dovesse essere dell’altro, perché quello non è un motivo sufficiente per uccidere. Mi chiedeva ossessivamente di uccidere la sua famiglia anche mentre avevamo rapporti sessuali, per dimostrare di essere un vero uomo e amarla veramente».

A quanto detto dal ragazzo, nel mirino omicida di Erika, c’era anche il padre Francesco ma, visto che Omar si rifiutava di aiutarla, la ragazza desistette dal proposito. Continuando, il giovane oggi si pente dolorosamente di non essere stato in grado di placare la furia assassina della fidanzata, di farla desistere da quell’idea malsana, sbagliata:

«Non sono più quel ragazzo. Ora so cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ho lavorato molto su me stesso e chiedo la possibilità di tornare a vivere, ma temo il pregiudizio».

Fonte: La Repubblica