Essere donna e pugile, un connubio che in Italia in pochi conoscono ma che, effettivamente, esiste. L’esempio per eccellenza è Simona Galassi, la più importante pugile italiana già campionessa Europea dei pesi Mosca EBU, mondiale dei pesi Mosca WBC (per quattro anni) e dei supermosca IBF. Leonardo.it l’ha incontrata, per cercare di capire quali siano state le ragioni che l’hanno spinta a diventare pugile: “Il mio è stato un percorso strano, fatto di tantissimi sport - le sue prime parole – sono da sempre stata innamorata delle attività motorie. L’unica cosa che sapevo, infatti, era che avrei fatto l’Isef”. Cresciuta a Forlì (“terra di pallavolo”), ha scoperto da giovane la kickboxing: “Un incontro quasi casuale – dice la Galassi – ho visto che ci ero portata e da qui è nata un’esperienza molto bella: poi mi hanno chiamata per il pugilato e ho scoperto che era lo sport della mia vita”

Ma cosa dicevano mamma e papà? “Quando facevo kickboxing mia mamma piangeva, invece quando hanno visto che mi allenavo con serietà, si sono tranquillizzati entrambi. Da quando sono passata al pugilato, poi, il mio babbo è diventato il mio primo fan”.

Le donne pugili in Italia sono ancora poche rispetto al resto del mondo: “Non è uno sport per tutti, però sicuramente aiuta il fatto che ultimamente siamo in tante – precisa Simona Galassi – le ragazze lo hanno conosciuto anche per vie traverse, magari con il fitness, intraprendendo poi l’attività agonistica. Sarebbe bello sentirne parlare di più anche sui media”.

Ma chi è la donna che fa boxe? “E’ quella che è, si può essere pugili in mille modi diversi. Ho conosciuto atlete che erano maschiacci, come me, ma anche altre molto femminili”.

Si riesce a coniugare vita personale e attività? “Non è semplice, poi se arrivi a grandi livelli si fa ancora più fatica. Il mio rapporto con i Social network? Sono su Facebook da un anno a questa parte; ci vuole molto tempo, è una realtà poco vicina a me. Però se è un gioco e non una malattia è divertente”.