La Giunta veneta di Luca Zaia alza il limite di età per usufruire del ticket per la fecondazione assistita. Un progetto a carico del Servizio Sanitario Nazionale che potrà consentire alle donne fino ai 50 anni, di tentare la procreazione per avere figli.

Una scelta che ha scatenato commenti e malumore, dando il via a un lungo dibattito sull’eticità di un figlio in tarda età. La delibera dichiara la possibilità di usufruire della fecondazione assistita, previo pagamento del ticket, alle donne fino ai 50 anni di età. Possibilità che potrà avere una valenza massima di tre tentativi, quattro in base alla tipologia di fecondazione utilizzata e alla quale si potrà accedere dopo essersi sottoposte a una dettagliata relazione preliminare, compilata da parte di uno specialista che ne valuti le reali possibilità.

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Un scelta, quella della Regione Veneto, che va contro i dettami imposti dal Vaticano e che crea troppa aspettativa e illusioni secondo la comunità scientifica. Come dichiarato da Carlo Flamigni, uno dei massimi esperti italiani in fecondazione assistita e docente all’Università di Bologna:

“Le probabilità di successo per una donna di 50 anni sono vicine allo zero. Sia la Società europea di riproduzione umane ed embriologia (Eshre), che la sua equivalente americana, sono chiare in merito: è consigliabile interrompere i trattamenti intorno ai 43-44 anni”

Una donna vicina ai 50 anni si appresta a intraprendere la strada verso l’esaurimento ovarico, oltre ad avere un numero sempre minore di follicoli per una questione di natura fisiologica. Una procreazione assistita avviata in tarda età potrebbe produrre stress di natura psicologica nelle donne, in quanto l’alta percentuale di fallimento inciderebbe sul loro umore e sulle aspettative.

Un eventuale impianto creerebbe poi problemi e rischi per la salute sia per la donna sia per il feto, con buone probabilità di un aborto spontaneo o di interventi d’emergenza. Parere positivo invece da parte della sottosegretaria alla Salute, Francesca Martini:

“Considero la scelta della giunta veneta guidata dal Governatore Zaia di ampliare il limite d’età per essere incluse nelle procedure per la fecondazione assistita a 50 anni una scelta di grande civiltà e attenta a cogliere le aspettative di moltissime donne. Oggi le donne hanno un’aspettativa di vita molto lunga, sono in buona salute e spesso si trovano a dover investire la prima fase della loro esistenza negli studi e nella carriera. Le condizioni per mettere al mondo dei figli responsabilmente si verificano spesso in un’età profondamente mutata rispetto a quanto avveniva un tempo”

Quello che è stato ribattezzato effetto Nannini, dato dalla maternità tardiva della cantante, avrebbe però costi altissimi per il Servizio Sanitario Nazionale e di solito è frutto di gravidanze ottenute tramite ovodonazione, proibite per legge in Italia.

Nonostante i tempi spingano le donne a procreare sempre più tardi perché condizionate dal lavoro e dalla mancanza di risorse economiche, con un aumento delle gravidanze dopo i 40 anni e una diminuzione sostanziale dei parti prima dei 25 anni, la scelta della Regione Veneto potrebbe incidere negativamente sulla salute di moltissime donne. Spinte forse dalla necessità di una gravidanza a tutti i costi potrebbero sottoporsi a inutili trafile e sperimentazioni fisiche, con un’alta percentuale di fallimento legata alla delusione e alla depressione che ne conseguirebbe.