Esiste da più di 30 anni e ha contribuito alla felicità di numerose coppie che non riuscivano ad avere figli tramite i metodi naturali. Stiamo parlando della fecondazione in vitro, la tecnica che è valsa a Robert Edwards, il suo inventore, un premio Nobel lo scorso 4 ottobre.

Mentre la comunità scientifica si complimenta per l’importante riconoscimento, c’è qualcun altro che solleva accese proteste: il Vaticano, da sempre oppositore di tutti i metodi di fecondazione che non implichino un rapporto sessuale completo e benedetto dal matrimonio.

Descritta dal Papa come una “dinamica di violenza e dominazione”, la Chiesa Cattolica non accetta la fecondazione in vitro, perché potenzialmente in grado di minare alla dignità dell’essere umano. Vi sarebbe, infatti, un costo molto elevato in termini di vite umane: per ottenere una fecondazione artificiale, sono necessari numerosi ovuli ma, ovviamente, solo uno di essi riuscirà a impiantarsi correttamente nell’utero. I rappresentanti del mondo cattolico, perciò, considerano queste cellule come veri e propri esseri viventi, nonostante gli scienziati sostengano che un ovulo appena fecondato non possa affatto essere considerato un feto.

Date queste dichiarazioni, l’edizione odierna del Time si è chiesta se il Vaticano non stia esagerando, adducendo a motivazioni lacunose. La polemica è scaturita da alcuni temi fuorvianti portati a supporto delle critiche alla fecondazione artificiale, quali l’eugenetica e le gravidanze extra-uterine. Nel primo caso, il Vaticano si lamenta per gli embrioni posti nei congelatori che, probabilmente, rimarranno inutilizzati. Embrioni che potrebbero essere utili nella ricerca sulle cellule staminali, altra tecnologia cui il mondo cattolico si oppone fermamente. Il rischio, secondo i religiosi, è quello di creare bebé su misura, scegliendo tratti somatici ed escludendo patologie. Il caso delle gravidanze extra-uterine, invece, dimostrerebbe la contraddizione della Chiesa: quando un embrione va a impiantarsi lontano dalle pareti uterine, per il Vaticano è assolutamente plausibile la sua distruzione, senza nessun tipo di remora in termini di vite umane perse.

Considerato come nemmeno tutti i rapporti sessuali tradizionali siano in grado di portare ad una gravidanza, con il conseguente smaltimento fisiologico dell’ovulo stesso, è naturale domandarsi quale sia la reale motivazione della Chiesa. La risposta arriva dal comunicato stampa diramato dalla sede vaticana proprio a poche ore dall’assegnazione del premio Nobel:

La fecondazione in vitro è contraria all’unità del matrimonio, alla dignità delle spose, alla vocazione propria dei genitori e al diritto dei bambini di essere concepiti e portati al mondo nel matrimonio e dal matrimonio.

Chissà cosa ne pensano le migliaia di coppie che, proprio grazie a questo intervento, hanno potuto regalare amore ai propri figli.