La falla sul pozzo di scarico del reattore n°2 della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, che causava la perdita di acqua radioattiva nell’Oceano Pacifico, è stata chiusa. L’ha annunciato oggi TEPCO, la società che gestisce l’impianto nipponico fortemente colpito dal terremoto e dal conseguente tsunami che lo scorso 11 marzo ha colpito il Giappone.

Dopo molti tentavi falliti che si sono susseguiti negli ultimi giorni, la crepa è stata chiusa con alcune iniezioni di vetro solubile, ovvero una soluzione contenente silicato di sodio in grado di solidificarsi riempiendo così la breccia di 20 centimetri scoperta la scorsa settimana.

Galleria di immagini: Tsunami in Giappone

TEPCO ha comunicato anche di aver effettuato delle iniezioni di azoto nel reattore n°1 scongiurando così eventuali esplosioni di idrogeno e assicurando che l’operazione non causerà un aumento delle perdite radioattive.

Intanto, per bloccare i liquidi radioattivi già presenti nelle acque circostanti la centrale, TEPCO ha previsto la costruzione di due barriere di poliestere che, immerse al largo di Fukushima, bloccherebbero la contaminazione. In più, per i liquami presenti nel seminterrato della centrale, circa 60 mila tonnellate di sostanze altamente tossiche, il Giappone vorrebbe sfruttare una piattaforma galleggiante chiamata Suzuran, ovvero un’isola artificiale russa costruita da Mosca per smaltire i liquidi radioattivi prodotti dai propri sottomarini nucleari.