Se l’affidamento dei figli è condiviso, non ha senso stabilire un domicilio prevalente. Una sentenza del Tribunale di Firenze su un caso di una coppia divorziata con residenze in due comuni diversi scompagina la legge italiana, perché non è prevista la doppia residenza.

Il Tribunale ha però dato un’interpretazione giusta, forte, del concetto di affidamento condiviso dei figli da parte di due genitori separati. E, quasi ragionando all’opposto dei colleghi di Trieste che stabilirono la centralità del domicilio per il minore – in pratica contrario equivalente della sentenza fiorentina – in questo caso il figlio avrà due case e due domicili. Così scrive il giudice che ha emesso la sentenza:

«Con il doppio domicilio il minore potrà ottenere dei vantaggi, come per esempio usufruire dei centri estivi organizzati da entrambi i Comuni dove risiedono i genitori, visto che nelle loro abitazioni dovrà trascorrere esattamente la metà dei giorni dell’anno, dunque anche il periodo in cui la scuola è chiusa.»

Una decisione che è un unicum nella nostra giurisprudenza, quindi ora si dovrà cercare una soluzione, all’inizio pragmatica – magari un accordo tra le due municipalità – ma che ovviamente apre all’opportunità di colmare questo vuoto legislativo. Sarà possibile dunque avere due residenze?

Sicuramente non per gli adulti, ma è probabile che questa sentenza convincerà molti genitori già divorziati a correre dagli avvocati e in tribunale per ottenere questa residenza dei figli, perché rafforza la responsabilità condivisa (piacerà senza dubbio alle associazioni dei padri separati) e, cosa che non guasta, comporta alcuni benefici economici: con la doppia residenza, c’è un doppio stato di famiglia, quindi raddoppiano le agevolazioni fiscali e i contributi legati all’Isee.

Fonte: Ansa