Oggi, 5 febbraio 2014, si celebra la prima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare. Un’iniziativa pensata dal ministero dell’Ambiente per provare a recuperare e, soprattutto, prevenire lo spreco alimentare, obiettivo che dovrà essere raggiunto, come dettato dal Piano Nazionale di prevenzione (Pinpas) entro il 2025 attraverso una diminuzione di almeno il 50% dello sperpero che annualmente ogni famiglia compie gettando via quasi 9 miliardi di euro, equivalente di due etti di cibo a nucleo (solitamente frutta e verdura).

Una recente statistica seguita da Last Minute Market, ha rivelato, inoltre, che in un anno si potrebbero recuperare in Italia ben 1,2 milioni di tonnellate di derrate che rimangono sui campi, oltre 2 milioni di tonnellate di cibo dall’industria agro-alimentare e più di 300mila tonnellate dalla distribuzione.

Con il Pinpas, come da dettami della Commissione Europea per un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse, si affrontano per la prima volta nel nostro Paese in modo viscerale il problema degli sprechi alimentari, ma anche i problemi della riduzione alla fonte della quantità di cibo che finisce tra i ‘rifiuti’ sul breve, medio e lungo periodo. Il traguardo è raggiungere entro il 2020 una riduzione del 5% dei rifiuti per unità di Pil dei rifiuti urbani, del 10% di quelli pericolosi e del 5% di quelli speciali.

Da non sottovalutare, quando si parla di sprechi, non solo l’aspetto economico, ma anche i possibili effetti che lo sperpero di cibo può avere sulla biodiversità: per produrre tutto il cibo che sprechiamo buttiamo nel cestino fino a 1,226 milioni di metri cubi di acqua, pari all’acqua consumata ogni anno da 19 milioni di italiani e circa 24,5 milioni di tonnellate di CO2 pari a circa il 20% delle emissioni di gas serra del settore dei trasporti. Inoltre, gettiamo via anche il 36% dell’azoto da fertilizzanti, utilizzati inutilmente con tutti gli effetti e i costi ambientali che ne conseguono.

(Foto by InfoPhoto)