Circa 80 donne, tra cui molte attrici famose, lo hanno accusato di molestie sessuali ed oggi la società targata Harvey Weinstein annuncia la bancarotta.

La notizia, riportata da Bloomberg, sta già facendo il giro del mondo e sembra essere il triste epilogo di una vicenda di per sé ancora più triste, lo scandalo senza precedenti che ha travolto il mondo patinato di Hollywood, raccontando di abusi e molestie da parte di colui che per quasi trent’anni è stato uno dei produttori cinematografici più potenti.

Il fallimento della società era già nell’aria da mesi anche se la sorte degli Studios di Weinstein sembrava legata all’acquisto da parte di un gruppo di investitori, in quella che avrebbe dovuto essere un’operazione economica da 500 milioni di dollari.

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La vendita, però, non è andata a buon fine e la società si è vista costretta a portare i libri nel tribunale del Delaware, annunciando appunto la bancarotta.

Weinstein, che in tutti questi mesi ha continuato a dichiararsi innocente, rigettando ogni accusa su di lui, era già stato licenziato, in ottobre, dal ruolo di amministratore delegato della società ma aveva cercato di stringere accordi di segretezza con le persone coinvolte. Insieme al fallimento societario, la Weinstein Company ha annunciato però anche di aver messo fine a tali accordi che di fatto costringevano le vittime al silenzio.

Non si esclude che, anche durante il processo di bancarotta, possano farsi avanti nuovi acquirenti: la casa di produzione di Harvey Weinstein, infatti, vanta una libreria di 277 film, molti dei quali firmati da registi famosi come Pulp Fiction del pluripremiato Quentin Tarantino e Shakespeare in love per la cui produzione Weinstein vinse persino un premio Oscar.