Dal 24 giugno al 17 settembre, il Palazzo delle Esposizioni di Roma accoglie oltre 160 ritratti di divi, dagli anni Venti agli anni Sessanta, in occasione della mostra “Hollywood Icons. Fotografie dalla Fondazione John Kobal“: un viaggio affascinante in cui i visitatori hanno la possibilità di ripercorrere la storia dell’industria cinematografica, sin dai suoi arbori.

Curata da Simon Crocker e Robert Dance, rispettivamente presidente e amministratore fiduciario della Fondazione John Kobal, l’esposizione ha il grande merito di intrecciare alla storia del cinema il racconto dei fotografi che hanno contribuito a trasformare quella storia in una vera e propria mitologia, dei cambiamenti che hanno attraversato la ritrattistica e lo star system hollywoodiano, le leggende che hanno reso Hollywood la mecca del cinema che conosciamo.

Ad accogliere il pubblico – che viene subito calato in quell’atmosfera onirica che solo la vecchia Hollywood riusciva a creare – due giganteschi ritratti di Rita Hayworth, nei panni di “Gilda”, diretta da Charles Vidor, fotografata da Bob Coburn, e di James Dean, in quelli di Cal Trask ne “La Valle dell’Eden” di Elia Kazan, ad opera di Floyd McCarty: dall’alto aprono un immaginario sipario a svelare il tesoro raccolto e collezionato con passione da John Kobal fino agli anni Novanta.

Giornalista, scrittore e collezionista, Kobal, col pallino per la recitazione e l’ossessione per le star hollywoodiane, comprese già poco più che ventenne l’importanza del lavoro dei fotografi di scena, sotto contatto con gli Studios, che avevano lavorato silenziosamente dietro le quinte, ma le cui fotografie erano state essenziali non solo per la promozione dei film ma anche per le creazione dei divi stessi. A lui, riconosciuto come uno tra gli storici preminenti del cinema, si deve il progetto – pionieristico per quel tempo – di riesumare le carriere di alcuni tra questi maestri della fotografia d’epoca classica hollywoodiana. Alla sua morte, nel 1990, può ascriversi l’allestimento di 42 mostre e la realizzazione di 35 volumi, tra cui “The Art of the Great Hollywood Portrait Photographers“, che a tutt’oggi rimane una pietra miliare della ricerca cinematografica.

Si scoprono così i nomi dietro quegli obiettivi, le loro storie, i tratti caratteristici dei loro scatti, da Clarence Sinclair Bull a Eugene Robert Richee, Robert Coburn, A.L. “Whitey” Schafer, Ted Allan; e poi Ruth Harriet Louise, prima donna a diventare celebre come fotografa a Los Angeles, a cui si deve la creazione dell’immagine inconfondibile di Greta Garbo, licenziata nel ’29 dalla Metro Goldwyn Mayer per far spazio al nuovo astro nascente della fotografia, George Hurrell, che contribuì non poco a plasmare la presenza sullo schermo di Joan Crawford.

Interessante la sezione dedicata all’utilizzo del fotoritocco, che permetteva già negli anni Quaranta di cancellare rughe e borse sotto gli occhi, assottigliare volti, illuminare coloriti.

L’esposizione procede quindi con il racconto cronologico, suddiviso per decenni, da uno scatto di Mary Pickford, del 1916, fino a un ritratto emozionate di Liz Taylor, del 1968: in mezzo, la nascita, il dominio incontrastato e il lento inesorabile declino dello star system hollywoodiano, fatto di immagini glamour, volti statuari, scatti studiati sin negli ultimi dettagli, dove nulla poteva esser lasciato al caso perché attraverso quelle immagini si sarebbe veicolato il successo o meno di un film.

Volti tra cui è affascinante perdersi, inseguendo la memoria di pellicole che hanno fatto la storia del cinema e hanno segnato l’immaginario delle generazioni nate e cresciute prima dell’avvento di Instagram.

Galleria di immagini: Hollywood Icons in mostra a Roma, le foto

A rapire l’attenzione, tra le fotografie di Marlene Dietrich e Marlon Brando, Audrey Hepburn, Grace Kelly e Marilyn Monroe, un ritratto di Lana Turner, del 1937, di Madison Lacy, che ha saputo catturare in maniera conturbante quello che la stampa qualche anno dopo avrebbe definito Lanallure, l’Allure di Lana: una giovane attrice in posa discinta, l’abito dalla profonda scollatura che mostra una parte del generoso décolléte.

È una fotografia che ci è stata data direttamente dal fotografo. Gli Studios non avrebbero mai permesso la realizzazione di uno scatto del genere e se ne fossero entrati in possesso lo avrebbero sicuramente ritoccato, coprendo quella parte di seno che si intravede. Per fortuna abbiamo avuto l’originale“, racconta Simon Crocker.

Si esce con dispiacere da quella galleria di ritratti eleganti, seducenti e follemente glamour della Fondazione John Kobal allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma, che non può che incantare gli amanti delle star della Golden Age di Hollywood e forse non soltanto loro.