Allert: all’interno del post sono presenti degli spoiler, se ne sconsiglia la lettura a chi non vuole conoscere dettagli importanti della trama.

Negli ultimi anni è sempre più faticoso trovare dei film che al termine della visione lascino dietro di sé la sensazione di aver visto qualcosa di necessario, utile a tal punto da far comprendere il mondo in cui viviamo.

Hurt Locker“, l’ultimo film di Kathryn Bigelow che ha trionfato agli Oscar, è proprio una di quelle pellicole che potremmo definire “necessarie”. Il film della Bigelow è rischioso sin dall’inizio, sono pochi i cineasti del passato che sono stati in grado di far morire quello che sembrava il protagonista principale dopo averlo seguito per gran parte del film. Personalmente ne ricordo due: “Psyco” e “Vestito per uccidere”, due capolavori della storia del cinema, il primo targato Alfred Hitchcock, il secondo Brian De Palma.

Stessa cosa succede nella produzione della Bigelow, dove le star del film sono confinate a ruoli marginali, il primo muore immediatamente, parliamo di Guy Pearce, mentre a Ralph Fiennes viene affidato un piccolo cammeo. La protagonista assoluta del film della Bigelow è l’adrenalina, il protagonista che l’incarna è il bravissimo Jeremy Renner che un po’ di giorni fa si è autocandidato per interpretare il biopic dedicato alla leggendaria figura di Kurt Cobain, ex leader del gruppo grunge di Seattle i Nirvana.

“Hurt Locker” segue le vicende del biondo William James, un uomo sprezzante del pericolo che durante la carriera ha disinnescato un incredibile numero di cariche esplosive. L’uomo non sembra poterne far a meno, a tal punto che durante i rapidi congedi che gli sono concessi, sembra essere completamente fuori posto nella dimensione domestica; quella di disinnescare bombe è oramai una vera e propria dipendenza, un’ossessione.

Gli aspetti presentati all’interno del film sono davvero molteplici, e la visione del film è più che consigliata, “Hurt Locker” può essere paragonato per certi aspetti ad altre pellicole del recente passato come “Nella valle di Elah” di Paul Haggis, oppure “Redacted” di Brian De Palma, tutte produzioni importanti che come dicevamo all’inizio aiutano a comprendere il mondo in cui viviamo.