Dal 4 febbraio arriva al cinema la commedia divertente per famiglie “I fantastici viaggi di Gulliver in 3D” diretto da Rob Letterman, con protagonista Jack Black. Il film s’ispira al celebre e omonimo romanzo di Jonathan Swift, di cui riprende solo alcuni personaggi e ne attualizza l’ambientazione.

Lemuel Gulliver (Jack Black) lavora come fattorino della posta negli uffici di un grande giornale di Manhattan. È segretamente innamorato della caporedattrice della sezione viaggi, Darcy (Amanda Peet), e per conquistarla s’improvvisa articolista.

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Il suo primo incarico sarà comporre un reportage sul triangolo delle Bermuda. Durante il viaggio, però, sarà investito da un uragano e Lemuel si ritroverà a Lilliput, un’isola popolata da uomini molto piccoli. Dopo aver conquistato la loro fiducia ed aver millantato doti e poteri di fantasia, Lemuel dovrà dimostrare tutto il suo coraggio per salvare Darcy, Lilliput ed i suoi abitanti dall’occupazione delle forze nemiche.

Del romanzo “I Fantastici viaggi di Gulliver” nel film c’è però ben poco. Manca l’avventura e soprattutto la feroce critica sociale di cui si poteva vantare l’opera letteraria. Ciò che resta è semplicemente Lilliput con i suoi simpatici abitanti, qui ombre allegoriche dei loro rispettivi originali. Resta un racconto per famiglie, con gag divertenti e un buon ritmo.

Il film di Letterman, infatti, costruisce una sceneggiatura debole che sopravvive unicamente grazie al suo protagonista, il mattatore e sempre simpatico Jack Black. La storia così perde di originalità e di profondità, ma al tempo stesso allieta e diverte.

La tecnologia del 3D, invece, risulta totalmente inutile. Aggiunta in fase di post produzione, non regala nulla di più alla pellicola se non costringere lo spettatore a pagare un biglietto maggiorato e ad indossare gli scomodi occhialini.

L’intera operazione di restyling dell’opera letteraria da parte del regista Letterman così risulta vana: attualizzare “I fantastici viaggi di Gulliver” per svuotarla di intensità non sembra aver alcun senso. Probabilmente il regista conta molto sul fatto che in pochi abbiano letto il romanzo originario. Infatti, chi non conosce o non si ricorda il racconto, troverà sicuramente il film piacevole.