Niente più figli e figliastri. Così è stata semplificata da molti giornali la legge che imprime una svolta al carattere di ciò che intendiamo per genitori, famiglia, figli. Da tempo era intenzione del Governo esprimere con un disegno di legge unico tutti i punti di vista e le proposte (ben sei) dei partiti depositate in Parlamento. Ieri la Camera ha approvato, con 366 voti a favore, 31 contrari e 58 astensioni, questa riforma basata sull’equiparazione dei vincoli tra le persone che discendono da uno stesso stipite. Sia all’interno del matrimonio, sia al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo.

Non ci saranno più figli naturali e figli legittimi nei nostri codici, ma soltanto “figli”, coi medesimi diritti. I figli naturali avranno nonni e zii come tutti gli altri, avranno gli stessi diritti di successione: molto importante affinché in caso di morte dei genitori il minore non venga affidato a un istituto o considerato adottabile.

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E si abbassa l’età di riconoscimento, a 14 anni, a partire dalla quale il riconoscimento del figlio naturale non necessita dell’assenso e al di sotto della quale il riconoscimento non può avere effetto senza il consenso dell’altro genitore.

Il figlio nato fuori dal matrimonio potrà finalmente essere riconosciuto dalla madre e dal padre anche se erano uniti in matrimonio con una persona diversa all’epoca del concepimento.

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I temi principali sono quattro: figli tutti uguali; diritti e doveri uguali (il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni); in materia di successione c’è la delega al Governo; in caso di controversie tra i genitori, dei procedimenti di affidamento e mantenimento dei figli si occuperà d’ora in avanti il Tribunale ordinario.

Il tabù dell’incesto ha fatto capolino nel dibattito: viene infatti riformulato l’art. 251 del codice civile e ampliata la possibilità di riconoscimento dei figli nati da tali relazioni. Una prospettiva molto criticata dall’Udc, che non ha votato la legge in forma di protesta. Il quotidiano dei vescovi, L’Avvenire, ha parlato persino di “carnefice normalizzato”. Per quale ragione?

L’Udc aveva chiesto di stralciare la norma sui figli nati da rapporti incestuosi o violenti dalla proposta di legge, ma non c’era il tempo materiale per l’approvazione, così si è andati avanti. La relatrice, l’on. Alessandra Mussolini, ha considerato importante, invece, che anche a seguito di una violenza una madre possa riconoscere il proprio figlio.

Il punto di vista di alcuni è che il riconoscimento come genitori incestuosi non dovrebbe avvenire a dispetto del desiderio di un figlio, visto il caso di particolare delicatezza, ancorché frapposto dalla decisione di un giudice. Ma in effetti si tratta di casi così specifici che non possono inficiare la norma, invece giusta, di pari diritti di ogni nato.

Fonte: IlSole24Ore