Il bullismo tra adolescenti negli Stati Uniti è un fenomeno allarmante che sta impegnando persino il Presidente Obama e star come Lady Gaga. Facebook ha appena lanciato un servizio di chat privata contro i suicidi, e non si contano i progetti scolastici per combatterlo. Ora però c’è un nemico più insidioso: la Rete.

Uno studio sul bullismo online dell’Education Development Center dell’Università di Boston, condotto su più di ventimila studenti, verrà pubblicato nel numero di gennaio dell’American Journal of Public Health, dando risalto alle sue statistiche: la metà dei ragazzi che cadono nelle grinfie dei bulli cadono in depressione se il bullismo avviene tramite i mezzi elettronici.

Il loro mondo virtuale, così frequentato, diventa così il territorio di una nuova forma di bullismo ancora più difficile da controllare, perché sia le vittime che i carnefici sono gelosi dei loro spazi e non condividono con gli adulti i loro profili online, i loro SMS, il desktop dei loro pc, i contenuti delle loro chat. In particolare è l’uso di SMS minacciosi da parte di ragazze, a farla da padrone con un 6,4% dei casi, percentuale quintuplicata nel caso la vittima sia omossessuale.

Queste forme di bullismo, riconosciute attraverso un questionario, portano a conseguenze gravissime: le vittime arrivano all’autopunizione, a problemi emotivi, di socializzazione, disturbi alimentari, abuso di alcol e fumo.

In Italia il fenomeno è per il momento limitato (il 2%) anche se sta crescendo tra i più piccoli. Si stanno scontrando varie teorie, tra quelle genetiche a quelle sociologiche, tra chi crede che il bullismo sia una predisposizione (e persino esserne vittima) e chi tira in ballo le famiglie, notando come la probabilità che il bullo e la vittima provengano da famiglie monogenitoriali aumenta dalle 4 alle 7 volte.

Una cosa è certa: l’esempio è ancora il nutrimento principale dei giovani, così come l’ascolto la forma migliore per proteggerli e aiutarli.

Fonte: American Journal of Health