Anche nel nuovo anno, le piume d’oca rimangono di moda per larghi strati di popolazione e per diverse fasce d’età. Entrato prepotentemente in Italia nella prima metà degli anni Ottanta grazie ai “paninari” che li indossavano anche quando la temperatura esterna lo sconsigliava, i piumini si sono evoluti nel corso degli anni fino a diventare dei capi di abbigliamento con o senza maniche da utilizzare anche in serate eleganti.

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Anche se una volta era poco considerato dalle signore “over 50” perché ritenuto una sorta di sacco a pelo e anche se fu chiamato simpaticamente “giubbotto di salvataggio” da uno dei protagonisti della prima versione del film Ritorno al futuro, il piumino è sempre più di moda ed è forse l’indumento più utilizzato nelle fredde giornate invernali, dalle Alpi alla Sicilia.

L’unica cosa che cambia è la lunghezza e la grandezza dell’imbottitura: se un tempo arrivava solo in vita, a partire dal 2000 se ne sono visti diversi modelli lunghi fino alle caviglie, sicuramente molto caldi ma poco indicati per persone di statura sotto la media e con qualche chilo di troppo.

Negli ultimi anni, invece, i piumini d’oca in commercio hanno una forma e dei colori talvolta poco sgargianti e ideali anche per quelle serate eleganti, dove un tempo si indossava il loden o i cappotti lunghi o – in certi casi – quando si sceglievano le pellicce per coprirsi dal freddo, oggi fuori moda e bersagli di attacchi di animalisti più o meno accaniti.

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Del resto, contro il freddo è quasi imbattibile. E in aggiunta è spesso impermeabile ed è venduto, con o senza cappuccio, in colori sempre nuovi e accattivanti in base all’età e ai gusti personali. Tali gusti si sono pian piano evoluti da quel lontano 1922 quando lo scalatore australiano George Finch fu il primo a raggiungere gli 8.848 metri dell’Everest, coperto proprio da una giacca imbottita di vere piume d’oca che lo ripararono dal freddo e gli permisero di passare alla storia per questa impresa.

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Ma si dovette attendere gli anni Cinquanta prima che un certo signor Ramillon ne creasse esemplari in serie da vendere agli scalatori: fu lui, infatti, che creò la Moncler abbreviando il nome di Monestier de Clermont, la località francese vicino a Grenoble in cui iniziò la produzione prima in centinaia e poi in decine di migliaia di esemplari.

Fonte: Il Messaggero.it