Invictus” è un film diretto e prodotto da Clint Eastwood, con protagonisti Matt Demon e Morgan Freeman, che uscirà al cinema oggi 26 febbraio.

La sceneggiatura, scritta da Anthony Peckham, si basa sul romanzo di John Carlin, “The Human Factor: Nelson Mandela and the Game That Changed a Nation” e racconta la vita di Nelson Mandela, presidente del Sudafrica e grande leader carismatico che si è battuto contro l’Apartheid.

Il film inizia con l’insediamento di Nelson Mandela (Morgan Freeman) alla presidenza. Mandela vuole riunificare il Paese, ancora diviso tra Afrikaner (bianchi) ricchi e neri poveri, così decide di investire su uno sport molto diffuso, il rugby. Mediante la partecipazione ai mondiali degli Springboks, la squadra nazionale, vuole anche attirare l’attenzione della Comunità Internazionale.

Il suo punto di riferimento per riuscire nell’operazione di riunire la Nazione intorno alla squadra è il suo capitano François Pienaar (Matt Demon). Nel 1995 i mondiali di rugby vengono vinti proprio dagli Springboks, e tutta la nazione si stringe attorno al suo presidente per festeggiare la vittoria, superando contrasti e vecchi rancori.

Il regista Clint Eastwood ritorna sul grande schermo con una nuova storia interraziale, questa volta però si allontana dalla periferia americana per volare in Sudafrica. Nonostante la regia sia sempre molto curata e la storia scorra in modo piacevole, il film resta molto superficiale. Non c’è nessuno approfondimento sui singoli personaggi e molte domande restano senza risposta. Così lo stesso Mandela è appena accennato, come la sua ideologia e la sua grande forza interiore.

Inoltre all’importante interpretazione di Freeman nel ruolo di Mandela, viene affiancata quella mediocre e poco credibile di Matt Damon nel ruolo del capitano della nazionale di rugby. Infatti Demon, con quella sua solita aria imbambolata, sembra spaesato, assente e soprattutto manca della fisicità del rugbista.

“Invictus” è un film ben costruito, ma manca di spessore. Non si parla della violenza di quegli anni, né dell’Apartheid. Più che la storia reale di Nelson Mandela, il film sembra una favola piena di personaggi buoni e gentili.

Ripulire o alleggerire la storia per il politically correct non serve per dimenticare o edulcorare quelle strazianti ferite che ancora sanguinano nel continente africano.