La dieta dash ha un nome vagamente buffo, ma nasce come acronimo di Dietary Approaches to Stop Hypertension, ed è stata sviluppata al National Institutes of Health degli Stati Uniti.

Si tratta sostanzialmente di un approccio dietetico, quindi alimentare, alla cura dell’ipertensione, malattia diffusissima di cui soffre il 21 per cento degli uomini e ben il 24 per cento delle donne.

Solo in Italia si ritiene che oltre 10 milioni di persone siano sostanzialmente ipertese, con valori di pressione arteriosa superiori alla norma. L’ipertensione non dà generalmente sintomi e l’unico modo per verificare se ne si è affetti è il controllo regolare con gli appositi strumenti, ma si può cercare di prevenire e curare la malattia con alcune attenzioni soprattutto in ambito alimentare.

Ed è per questo che alcuni ricercatori dell’istituto americano hanno condotto una ricerca su centinaia di pazienti affetti da ipertensione a diversi stadi, sottoponendoli a diversi regimi alimentari per vederne gli effetti sulla pressione arteriosa.

Uno dei regimi alimentari somministrati, era proprio il piano alimentare DASH, caratterizzato da un basso apporto di sodio, grassi saturi e colesterolo, e da un alto apporto invece di alimenti al altro contenuto di nutrienti, come potassio, calcio, magnesio, proteine, e fibre.

Il risultato è stato sorprendente: il piano alimentare DASH ha ottenuto i migliori risultati nella diminuzione della pressione arteriosa, anche a parità di somministrazione di sodio. Più di tutto, a stupire i ricercatori, è stata la velocità di reazione del corpo alla dieta, con miglioramenti evidenti anche in sole due settimane di regime alimentare DASH.

Va detto che i dati migliori sono stati ottenuti sui pazienti affetti da ipertensione media o moderata, e su coloro che presentavano una pre-ipertensione, ma comunque tutti i pazienti, anche i più gravi, hanno ricavato un beneficio evidente dal cambio di alimentazione.

Ma quali sono le caratteristiche del piano alimentare DASH? Quello base prevede 2000 calorie al giorno, da adattare ovviamente in base alle proprie esigenze personali e alla propria costituzione fisica.

I farinacei indicati nella dieta sono i cereali, il riso, pane e pasta integrali. Frutta e verdura in abbondanza, latte e derivati solo se a basso contenuto di grassi (latte scremato, formaggi magri, yogurt con lo 0,1% di grassi). I grassi vanno introdotti solo se di tipo vegetale (ad esempio olio di oliva), ma sempre in basse quantità.

Anche carne e pesce vanno bene, ma senza esagerare (90 grammi sono più che sufficienti), togliendo le parti grasse (per esempio la pelle del pollo) e cuocendo tutto alla griglia senza aggiungere ulteriori calorie. Qualche volta a settimana, fa bene gustarsi come piccolo snack un po’ di frutta secca, noci e mandorle (40 g di noci o 15 g di semi sono la dose consigliata).

Le quantità, le dosi e la frequenza di ogni alimento possono essere consultate sul sito ufficiale dell’istituto governativo per la salute, e possono essere prese ad esempio per un’alimentazione più corretta. Va ovviamente ricordato che è sempre il caso di parlarne con il proprio medico, e valutare insieme a lui se un regime alimentare controllato è sufficiente per regolare la propria ipertensione. Mai sospendere i farmaci senza un consulto medico.

A lungo termine una minore ipertensione aiuta a prevenire gli infarti, il diabete, e persino alcune forme tumorali. È quindi un qualcosa da tenere costantemente sotto controllo, sottoponendosi a una verifica dal proprio medico curante o in farmacia almeno una volta all’anno, e più frequentemente se si palesano delle anomalie. Seguire la dieta dash, però, potrebbe essere un valido aiuto per chi ne soffre.