È una vera e propria favola – che incanta e fa sognare – La forma dell’acqua (The Shape of Water), il film di Guillermo Del Toro, un piccolo gioiello di musica, mistero, fumetto noir, fantasy e sentimenti. Il film con Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg e Octavia Spencer, in sala (non a caso) dal 14 febbraio con la Fox, guarda di diritto agli Oscar.

Il modo migliore per raccontare le cose, anche quelle serie, è la favola. Verso le favole gli adulti non hanno difese. Appena gli dici ‘c’era una volta’ tutti si lasciano andare“, aveva spiegato il regista in conferenza stampa a Venezia.

Ecco di cosa parla, i premi che ha vinto (e che potrebbe vincere) e i motivi per cui eleggerlo il film di San Valentino 2018.

Photo by Kerry Hayes/ courtesy: press office

La forma dell’acqua: la trama del film di Guillermo del Toro

Il governo americano ha rinchiuso un misterioso uomo-pesce in un laboratorio. Elisa, una donna delle pulizie muta, inizia a portargli di nascosto delle uova, di cui sembra ghiotto. Lentamente, i due iniziano a comunicare tra loro e si uniscono in maniera strana e profonda.

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La forma dell’acqua, il film di Guillermo del Toro: premi e candidature

La forma dell’acqua (The Shape of Water) di Guillermo del Toro ha già vinto il Leone d’Oro alla 74esima Mostra del cinema di Venezia, due Golden Globes (miglior regista e colonna sonora ad Alexandre Desplat) e ben quattro Critic’s Choice (miglior film, miglior regista, miglior scenografia e miglior colonna sonora).

Sono 13 le nomination agli Oscar 2018 per La forma dell’acqua – The Shape of Water, candidato nelle categorie: Miglior film, Miglior regista, Miglior attrice protagonista a Sally Hawkins, Miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer, Miglior attore non protagonista a Richard Jenkins, Miglior sceneggiatura originale, Miglior montaggio, Miglior scenografia, Miglior fotografia, Migliori Costumi, Miglior montaggio sonoro, Miglior sonoro e Miglior colonna originale.

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La forma dell’acqua: la recensione

Un vero piacere, per chi ama gli universi immaginifici e la poetica di Guillermo del Toro, l’ultimo lavoro del regista messicano. I tratti distintivi ci sono tutti: personaggi fuori dagli schemi e disadattati, i fantasmi del passato che incombono e un mostro a far da fulcro della storia.

Per realizzare l’uomo-pesce, del Toro ha fatto affidamento su una combinazione di make-up e immagini generate al computer. L’attore Doug Jones, che ha collezionato una carriera da interprete di creature memorabili sotto strati di trucco – è stato il demone de Il labirinto del fauno e Abe Sapien in Hellboy – è stato scelto per interpretare il ruolo dell’anfibio. Il team di effetti speciali ha poi aggiunto con il digitale ulteriori sfumature e movenze per dare vita al personaggio, a metà tra La bella e la bestia e Il mostro della laguna nera.

Un tributo, che fa La forma dell’acqua, al cinema d’altri tempi con piccoli e grandi omaggi, dalla casa della protagonista, che vive sopra un cinema chiamato Orpheum che proietta La storia di Ruth e Mardi Gras, alla tv che manda in onda di continuo i grandi varietà musicali con Bojangles, Betty Grable, Carmen Miranda e Alice Faye.

Al di là delle note tecniche, il film ha il merito di condurre per mano lo spettatore attraverso una storia d’amore atipica ma non per questo priva di romanticismo; forse un po’ sdolcinata in alcuni punti – malgrado del Toro non si limiti nelle scene pulp – tuttavia perfetta da vedere in coppia nel giorno degli innamorati.

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