Donne lavoratrici in gravidanza: frenate il vostro desiderio di non rinunciare al lavoro fino all’ultimo, altrimenti frenerete la crescita del bambino. Uno studio suggerisce una correlazione tra il lavoro svolto in piedi e le dimensioni del nascituro. Chi lavora più di 25 ore settimanali dovrebbe stare attenta a riposarsi.

Lo studio pubblicato online su Occupational and Environmental Medicine, ha esaminato 4.680 donne in gravidanza, valutando il tipo di professione, gli sforzi, le posture, il tempo, e con la risonanza le dimensioni della testa dei nascituri. Ne è risultato che le donne che lavorano in piedi – un esempio su tutti: le addette alle vendite nei negozi – avevano bambini con la circonferenza del cranio del bambino inferiore di un centimetro rispetto agli altri.

Anche il peso è influenzato dal lavoro e dall’orario settimanale: le donne che hanno lavorato più di 40 ore a settimana hanno avuto bambini più piccoli rispetto a quelle che hanno lavorato meno di 25 ore settimanali, una sorta di limite oltre il quale pare esserci un’accelerazione del fenomeno. I bambini nati dalle lavoratrici indefesse pesavano tra i 150 e 200 grammi di meno.

Eppure sappiamo che lavorare fino alla 36esima settimana di gravidanza non dà alcun problema al feto, tranne in casi specifici. Quindi la questione è cosa succede dopo: secondo gli esperti, questa ricerca suggerisce soltanto di sentire il proprio medico, l’ostetrica, e capire quali possono essere le conseguenze per il parto.

Non è detto che i neonati abbiano problemi fisici, a parte una riduzione, quasi impercettibile, delle dimensioni della testa (nessuna delle 4.680 donne monitorate l’ha avuto). Ma è altrettanto vero che una spiegazione possibile è il minore afflusso di sangue alla placenta, che limita la quantità di sostanze nutritive e ossigeno. Dunque, non si possono escludere difetti cardiaci, respiratori o di apprendimento, anche se i ricercatori stessi hanno spiegato che questa modifica fisica riguarda il 3% dei bambini durante la crescita. La natura ripara tutto quanto.

Insomma, vale sempre una regola: il datore di lavoro dovrebbe fare il possibile per rendere confortevole l’ambiente a una dipendente in stato di gravidanza.

Fonte: Telegraph