Quello della gravidanza è tempo di riflessioni, sul passato e sul futuro. E oggigiorno rischia di essere sempre più contraddistinto dall’ansia e dalla preoccupazione per le spese che si dovranno affrontare per mantenere il piccolo. I dati dell’Osservatorio Federconsumatori parlano di una spesa minima di 6400 euro per i primi dodici mesi di vita del bambino.

Spesso, però, per far felici i propri bebé e rispondere ai loro bisogni (quelli veri) serve veramente poco. “Bebé a costo zero” di Giorgia Cozza si propone di accompagnare i futuri genitori nella riscoperta delle reali esigenze dei loro bambini, per soddisfarle al meglio (“Perché l’unico bisogno universale di ogni bambino è quello di essere amato. L’amore è la risposta. A costo zero”); di offrire informazioni (basate su evidenze scientifiche) e suggerimenti pratici per non sprecare denaro; e, infine, di stimolare una riflessione sulla correlazione tra consumo critico e rispetto dell’ambiente.

Questa guida è il frutto della consulenza di numerosi esperti (pediatri, ostetriche, pedagogisti) e dell’esperienza di tanti genitori, che, con la loro testimonianza, hanno arricchito queste pagine di preziosi suggerimenti e spunti di riflessione.

Se volete saperne di più, ecco l’intervista a Giorgia Cozza.

Il libro parla di “consumo critico” in relazione alle spese per i bebè: cosa si intende?

Il consumatore critico è una persona attenta, che riflette sui propri acquisti e compie scelte consapevoli, scelte che non si basano solo sull’esame del rapporto qualità-prezzo dei prodotti, ma prendono in considerazione anche il loro impatto ambientale, etico e sociale. Nel caso dei futuri genitori diventa necessario uno sforzo aggiuntivo. Il mercato dei prodotti per l’infanzia è vastissimo: come distinguere ciò che potrebbe rivelarsi utile e quanto, invece, oltre che superfluo può addirittura essere dannoso? La pubblicità è pronta a suggerire l’acquisto di una miriade di oggetti definiti indispensabili. Per questo credo sia fondamentale documentarsi per tempo per comprendere quali sono le reali esigenze del neonato”.

La pubblicità pensa faccia leva anche sul senso di colpa dei genitori?

“I meccanismi che scattano sono ormai tristemente noti: poco tempo a disposizione e tanti acquisti destinati a testimoniare il nostro affetto e tentare di colmare il vuoto della nostra assenza. Poi ci sono gli acquisti fatti perché la tal cosa “ce l’hanno tutti” e allora nostro figlio non può sentirsi diverso”.

Secondo ricerche e statistiche, davvero tanto. I risultati di un’indagine Istat del 2005 parlano di donne che desiderano più di un figlio, ma poi si fermano a uno anche a causa delle spese che la maternità comporta. In realtà i figli non hanno il cartellino del prezzo e trovare soluzioni meno convenzionali e consumistiche, e al tempo stesso più economiche, etiche e rispettose dell’ambiente, è possibile. Nelle pagine di Bebé a costo zero è stato calcolato il risparmio possibile nei nove mesi dell’attesa e nel primo anno di vita del bebé: si parla di una media di 3500-4000 euro. In ogni caso molto meno di quei 6400 euro di cui parla l’Osservatorio Federconsumatori”.

Può fare qualche esempio di risparmio facile ed eco-compatibile?

“Partiamo dall’esigenza primaria del bebé, il bisogno di nutrirsi. Il latte di mamma è l’alimento ideale in assoluto, unico, ineguagliabile, eco-compatibile e a costo zero. Poi l’igiene: gli esperti lo confermano, per prendersi cura della pelle del bebé l’ideale è l’acqua! E nel bagnetto, se si vuole, un po’ di amido di riso. Le pappe pronte e gli omogeneizzati, comodi in caso di necessità, non sono indispensabili per l’alimentazione quotidiana del bambino. Il bimbo può essere svezzato con piccoli assaggi del cibo di famiglia, ovviamente proposti e cucinati con buon senso e gradualità. Infine, il riciclo da mamma a mamma di accessori e vestitini”.