“Basta un poco di zucchero e la pillola va giù”, così cantava la celebre baby sitter Mary Poppins nell’omonimo film. Oggi si scopre che lo zucchero avrebbe una qualità in più oltre a quella di aiutare i piccoli a ingurgitare medicine altrimenti troppo amare. Secondo uno studio condotto dalla Boston University e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, una piccola quantità di zucchero sarebbe in grado di rendere più efficace l’effetto degli antibiotici.

Un motivo in più per approfittare delle dolci zollette tanto care ai bambini. Secondo gli studiosi, il dolcificante più utilizzato è in grado di esporre maggiormente i batteri all’attacco dei trattamenti farmacologici. I nemici del nostro organismo in genere vengono addormentati dagli antibiotici, per ritornare a distanza di tempo più forti e incontrastati di prima.

Galleria di immagini: Lo zucchero

Lo zucchero avrebbe la capacità di svegliare i batteri dormienti per permettere all’attacco incrociato dei farmaci antibatterici e antivirali di andare a segno. Tradotto significherebbe meno probabilità di ricadute e più probabilità di definitiva guarigione.

Si parla ovviamente di infezioni croniche e i test hanno coinvolto solo gli animali. Ci vorrà ancora un po’ di tempo per avere delle conferme sul complesso organismo degli esseri umani. Anche se come spiega Francesco Scaglione, direttore della Scuola di specializzazione in Farmacologia Clinica dell’Università degli studi di Milano:

“Alcune famiglie hanno la consuetudine di mettere zucchero o miele sulle ferite infette per favorirne la guarigione. E sembra che la cosa funzioni.”

Insomma, anche se non a livello scientifico le proprietà dello zucchero sono già note da tempo.

Secondo la ricerca, una piccola dose di fruttosio e glucosio può risvegliare questi microrganismi dal letargo agendo sul loro metabolismo. Uno degli esperimenti più riusciti ha assicurato che una dose di zucchero in stretta correlazione con la somministrazione di antibiotico ha eliminato il 99,9% dei batteri Escherichia Coli, responsabili delle infezioni alle vie urinarie.

Un risultato sorprendente quanto importante che potrebbe segnare una svolta nello studio di altre malattie ancora mortali come la tubercolosi, infatti i prossimi test saranno effettuati proprio sul Bacillo di Koch, responsabile di malattie polmonari e non solo. L’obiettivo dichiarato dai ricercatori di Boston guidati dal dottor James Collins è quello di:

“Rafforzare e migliorare l’efficacia degli antibiotici già in distribuzione senza aver bisogno di realizzarne di nuovi”

Un percorso che si prevede lungo e tortuoso, ma che se verrà portato a compimento potrà abbattere i costi delle cure permettendo a tutti di poter guarire.