Solo ieri è balzata agli onori della cronaca la lodevole iniziativa della Chiesa Valdese che, nell’intento di garantire l’uguaglianza di ogni fedele dinnanzi a Dio, domenica celebrerà il primo matrimonio gay nonostante l’assenza di una controparte legislativa nello Stato Italiano. Oggi un’altra iniziativa, di carattere non religioso, si propone un fine simile: rendere le nozze omosessuali legali all’interno dei confini dell’Unione Europea.

Galleria di immagini: Coppie Gay

La proposta arriva da ExpoGays.com e si affida a una recente proposta dell’Unione Europea che, con il regolamento 211/2011 dello scorso 16 febbraio, ha istituito il diritto di iniziativa legislativa da parte dei cittadini. Con un milione di firme raccolte fra i residenti, infatti, si può proporre alla Commissione Europea, nell’esclusivo ambito delle sue attribuzioni, la presa in carico di un argomento su cui si ritiene necessario un atto giuridico. È in quest’ottica che nasce “PeticionGay“, la prima iniziativa di 1.000.000 di europei a favore del matrimonio LGBT.

Il progetto si esplica tramite un apposito sito Web tradotto in tutte le lingue dell’Unione, dove chiunque può firmare per proporre le nozze gay in Europa, indipendentemente dall’orientamento sessuale, dal credo politico o da altri fattori. L’iniziativa, online da circa un mese, conta al momento poco meno di 10.000 firme. Un numero esiguo del tutto giustificabile, perché la petizione ha iniziato a circolare soltanto nelle ultime ore su Internet, nel totale silenzio dei media tradizionali. Al momento, il paese con la più forte partecipazione è la Polonia, seguita a ruota da Spagna e proprio dallo Stivale. Per essere effettiva, inoltre, la petizione deve raccogliere le firme di almeno un terzo dei residenti negli stati membri, con una soglia specifica minima stabilita per ogni nazione.

L’intento è quello di spostare la responsabilità del matrimonio omosessuale dalla competenza dei singoli stati nazionali a quella dell’UE che, già nella propria carta fondante, ben specifica il divieto di discriminazione anche sulla base dell’orientamento sessuale. In questo modo, non sarebbero più i singoli governi a permettere o proibire le unioni gay, ma sarebbe l’Europa stessa a decidere. Al momento, le nozze LGBT sono garantite solo in Svezia, Spagna, Portogallo, Belgio e nei Paesi Bassi, mentre Danimarca, Finlandia, Regno Unito, Germania, Belgio, Repubblica Ceca, Slovenia, Francia, Lussemburgo, Austria e Ungheria hanno introdotto altre forme di riconoscimento delle unioni civili.

L’iniziativa è stata accolta in modo favorevole dal popolo della Rete, anche se alcuni hanno manifestato una certa ritrosia per la richiesta dei dati della carta d’identità o del passaporto. Si tratta, tuttavia, di un opzione necessaria per la validazione della firma, così come previsto dalle norme europee in materia, di cui gli organizzatori assicurano l’assenza di diffusione dei dati personali a terzi, quali aziende o sponsor.

Il problema delle coppie di fatto è sicuramente uno dei temi più sentiti dell’ultimo decennio, soprattutto in un paese come l’Italia che, ancora oggi, stenta ad approvare basiche norme di civiltà per proteggere i propri cittadini dai reati di omofobia. Chissà che non siano davvero i cugini europei a dare uno scossone alla politica del Bel Paese.