Una prospettiva inquietante proviene dalla Germania, il paese che ha dichiarato di voler rinunciare completamente al nucleare entro il 2022: sembra che l’aumento delle radiazioni nel mondo influisca sul sesso dei nascituri, privilegiando i maschi.

Gli scienziati dell’Helmholtz Zentrum di Monaco hanno avuto l’intuizione di analizzare i dati senza concentrarsi sui luoghi più noti degli incidenti nucleari, bensì prendendo in considerazione tutto il globo e partendo dagli anni Settanta. In pratica, il mondo da mezzo secolo è un grande test nucleare (tra bombe, esperimenti, incidenti) e le radizioni non conoscono confini.

Il risultato? Le nascite registrate tra il 1975 e il 2007 in 39 Paesi europei e negli Stati Uniti mostrano che il numero di neonati maschi è stato significativamente superiore rispetto a quello delle femmine. E se si guarda a Chernobyl il fenomeno è identico. Insomma, secondo i ricercatori, i giapponesi, vittime di Fukushima, dovranno aspettarsi nei prossimi decenni una diminuzione della nascita di femmine.

Nessuno è in grado di spiegare il fenomeno: è nota la maggiore suscettibilità del cromosoma X, evolutivamente parlando (nascono 105 maschi ogni 100 femmine in condizioni naturali), ma il cromosoma X è più grande e si sospetta sia più facilmente vittima delle radiazioni, così da aumentare la possibilità, per una sorta di decadimento, del genoma XY determinando quindi la nascita di un maschio.

Quindi, più correttamente, si potrebbe dire che nascono più maschi perché le radiazioni impediscono maggiormente lo sviluppo di embrioni con il doppio cromosoma X. Insomma, la radioattività odia le donne. Nello studio si entra nello specifico dei territori e degli anni, per avvalorare questa ipotesi legata all’Europa e gli Stati Uniti dei test atomici durante la guerra fredda, all’incidente di Chernobyl, alla Germania molto nuclearizzata degli ultimi anni. E i risultati sono sempre gli stessi.

Un’altra ragione in più, donne, per valutare bene il quesito del referendum.