I cosmetici si affidano sempre più ai prodotti provenienti dalla natura e dal mare, ultimi ritrovati per garantire la bellezza della pelle.

Bellezza che, così, viene curata con ingredienti naturali e marini e con la fitoterapia. Tuttavia, è proprio questo aspetto che preoccupa molti, da come si evince dall’ultimo rapporto dell’Organic Monitor: utilizzare elementi provenienti dalla natura e, in particolare, dal mare per realizzare cosmetici rischia di mettere in serio pericolo l’ecosistema marino.

Alghe, conchiglie, uova di pesce, gusci, {#fanghi} e minerali sono utilizzati in maniera sempre più massiccia nei prodotti di bellezza. Attingendo dal mare, si va a disturbare un habitat che già di per sé ha non pochi problemi: utilizzato per scopi alimentari o altamente soggetto all’inquinamento causato dalle perdite delle petroliere e da scarichi illegali, il mare è sempre più vittima dello sconsiderato uso umano. Bonifiche, laddove è possibile, e periodi di riposo dalla pesca cercano di mettere un tampone al pericolo di stravolgere l’habitat marino.

I cosmetici non farebbero che aggravare una situazione già piuttosto compromessa, sia a livello di sconvolgimento ambientale sia per quanto riguarda il ciclo vitale. Tuttavia, ultimamente, le più famose case cosmetiche stanno cercando di ovviare al problema e di incidere il meno possibile sul mare, affidandosi alle biotecnologie. Ad esempio, alcune case si sono messe in moto per la realizzazione di acquacolture e di allevamenti, in modo tale da ottenere il materiale per i prodotti solo a livello artificiale, senza intervenire sugli spazi incontaminati del mare.

Alcune alghe ricche di vitamine e minerali, ad esempio, sono state ricreate in laboratorio dalla company americana Heliae, anziché raccolte dai fondali marini. Un’attenzione indispensabile, in un ecosistema sempre più fragile e precario.

Fonte: Ansa