Viviamo in una società letteralmente light, all’insegna del “magro è bello”. I negozi di generi alimentari e gli spot TV pullulano di prodotti senza zucchero perché, come ci assicurano gli addetti al marketing, anche in assenza di zucchero, il sapore è ugualmente garantito.

Quando arriva l’estate e con essa la fatidica prova costume, la voglia di dimagrire batte ogni tentazione culinaria. Ed ecco che qualsiasi trucco, o dieta efficace, sono ritenuti fondamentali da seguire per far calare gli odiosi rotolini che ci tormentano.

In sostituzione dello zucchero esistono diverse qualità di dolcificante, sia di tipo naturale che sintetico. Tra quelli di tipo naturale i più conosciuti sono il fruttosio, lo xilitolo, il sorbitolo e il mannitolo. Oltre a essere acariogeni, forniscono 2,4 calorie per grammo, contro le 4 calorie per grammo del saccarosio (zucchero).

Il fruttosio è consigliato soprattutto ai diabetici, poiché determina un aumento più moderato della glicemia, rispetto allo zucchero, non richiedendo una metabolizzazione dell’insulina, insufficiente in questo tipo di pazienti. Tuttavia non può essere assunto in grandi quantità avendo lo stesso potere calorico del saccarosio.

Ci sono poi gli edulcoranti sintetici, fra cui aspartame, saccarina e acesulfame, con un altissimo potere dolcificante. Sono i prediletti dell’industria alimentare che se ne serve per abbassare il contenuto di zuccheri in un grande quantità di prodotti: dai biscotti, alle caramelle, ai dessert e via dicendo.

La scelta fra zucchero o dolcificante, per salvaguardare la linea, potrebbe però essere determinata da una mera questione di gusto. Recenti studi hanno difatti condotto a una stupefacente scoperta: secondo i ricercatori dell’Università di Copenaghen, che hanno testato il comportamento a tavola di 3.300 persone, la questione dell’obesità non è riconducibile direttamente all’assunzione di zucchero che, in piccole quantità, favorirebbe persino il mantenimento della linea. Il saccarosio sollecita la produzione di un ormone, ovvero il peptide 1 simil-glaucone, che stimola i centri della sazietà.

Un discorso a parte va fatto per lo zucchero di canna: c’è chi lo sceglie perché lo considera più naturale di quello raffinato, chi perché reputa che faccia ingrassare di meno. In realtà anche per lo zucchero di canna vale il discorso che non bisogna esagerare con le quantità. L’unica vera differenza sta nel tipo di raffinazione che gli conferisce quel colore ambrato e nella presenza di minerali quali calcio, potassio e ferro assenti nello zucchero bianco; le calorie, invece, rimangono le stesse.

Secondo gli specialisti, i dolcificanti presenti sul mercato non risultano nocivi se assunti alle dosi consigliate.Tuttavia se non se ne ha bisogno per motivi di {#salute}, come diabete o forte obesità, perché preferirli allo zucchero? L’importante, come già sottolineato, è non esagerare mai.