Che i bambini fossero super-computer lo sapevamo già. Ora uno studio della Sissa di Trieste, che ha avuto una risonanza internazionale, rivela che a pochi giorni di vita si mettono già a studiare. I neonati, infatti, sono capaci di ricordare e apprendere le parole, e cominciano da quelle semplici: le vocali.

Lo studio condotto da Silvia Benavides-Varela – una ricercatrice – e pubblicato dalla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, dimostra che nei primi giorni di vita il cervello dei neonati mostra attività nelle aree delle parole, nonostante un bambino così piccolo sia ancora molto lontano dal parlarle (a due anni ne conoscerà già almeno 25).

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Lo studio modifica il parere diffuso che ci sia una certa vicinanza tra la funzione cognitiva e le altre funzioni a loro collegate (cioè che quando un bambino impara a fare una cosa comincia subito a farla): in realtà la funzione cognitiva è talmente impressa a livello genetico che il neonato comincia a memorizzare. La tecnica utilizzata per scoprirlo è stata quella, poco invasiva, della topografia ottica: 44 bambini sono stati monitorati nella loro attività frontale sottoponendo loro dei suoni simili alle parole. L’area frontale destra mostrava attività quando il bambino sentiva la medesima sequenza fonetica. In pratica, la ricordava.

Il fenomeno è molto interessante, almeno per due ragioni: suggerisce agli studiosi altri approfondimenti sulla differenza tra le vocali e le consonanti – dato che in età adulta apprendiamo più facilmente le parole grazie ai suoni delle consonanti, mentre nell’infanzia pare non essere così – e quindi dell’eventuale cambiamento che avviene nel nostro cervello in qualche momento della nostra vita.

Inoltre, dà ulteriore forza alla teoria che parlare, e molto, coi bambini – comportamento tipico delle mamme e delle donne in generale – sia programmato dalla natura. Alcuni sostengono che l’altrimenti incomprensibile densità di persone di origine ebraica nei premi Nobel – il 40% dei premi Nobel sono andati a ebrei americani, che rappresentano il 2% della popolazione – sia dovuta alla lunga tradizione orale di questa cultura e all’abitudine di leggere libri ai bambini sin da piccoli. Non solo ha senso, ma aiuta l’intelligenza della persona.

La morale è presto detta: parlate, sempre, tanto, coi neonati, anche se sembra un esercizio inutile. Non sanno rispondere, per il momento, ma stanno prendendo appunti.

Fonte: PNAS