Della morte di Osama Bin Laden, l’inventore di Al Qaida, uno dei terroristi più ricercati e odiati della storia, si è scritto di tutto: della sua uccisione da parte dei soldati americani, alle teorie su quanto è veramente accaduto, fino alle possibili reazioni del fondamentalismo. Ma c’è anche un punto di vista più famigliare: quello dei più giovani.

È bastato dare un’occhiata al Web per comprendere come moltissimi adolescenti non avessero la minima idea di chi fosse. Incredibile a dirsi, ma a pensarci bene non è affatto strano: un uomo passato alla storia per gli attentati commessi tra il 2001 e il 2005 non può essere al centro delle attenzioni di un quattordicenne.

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Lo dimostrano i dati di Yahoo: due ricerche su tre, nelle stesse ore palpitanti delle notizia dal Pakistan, erano legate al blitz segreto. Ma per i ragazzi dai 13 ai 17 anni una delle domande principali invece è stata: “Who is Osama Bin Laden?“.

Quando poi ci si è avventurati su Twitter (dove in poco meno di tre ore dalla notizia ufficiale sono stati pubblicati quasi 28 milioni di messaggi sull’argomento) si è trovata la conferma: il microblogging pullulava di domande di giovanissimi sulla storia di Osama e sul perché dovessimo essere contenti che era morto.

Insomma, la verità è che molti adolescenti (anche facendo la tara dei burloni che probabilmente volevano soltanto apparire un po’ originali fingendo di non conoscere Osama Bin Laden) non avevano idea di cosa stesse parlando, in quei giorni, all’unisono, il mondo degli adulti.

Di che stupirsi, quindi, se su Facebook sono proliferati virus contenenti la parola Osama, o se certe teorie un po’ strampalate hanno avuto successo? Questo dimostra come sia un errore madornale credere che Internet faccia meglio e più velocemente della scuola o della famiglia: i ragazzi sono giustamente ignari di molti fatti e in loro covano domande alle quali sarebbe importante che rispondessero i genitori, gli educatori, con più calma e possibilità di approfondimento di quanto non faccia la Rete.

Certo, poi il loro modo di interpretare la realtà alla luce di nuovi fatti, pesca dalla loro cultura, spesso televisiva, creando associazioni divertenti. Un esempio? Il video sotto, che riprende una puntata della sesta serie (2006) di “Scrubs!“, nel quale l’inserviente afferma perentorio “Secondo me bisogna cercare Osama in Pakistan”, lasciando senza parole il suo interlocutore. Una coincidenza-profezia che sta diventando un cult, condiviso dai ragazzi sui loro social network in una specie affermazione di labilità tra realtà e fiction. Esattamente il modo in cui loro vivono il mondo.