È scoppiato un nuovo caso intorno ai prossimi referendum. Come al solito al centro della discussione c’è il quesito sul nucleare, anche se questa volta nessun tentativo, almeno non diretto, di invalidarlo. Le polemiche sono originate da alcune dichiarazioni del Ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, che ha dichiarato come nulli i voti espressi dai cittadini italiani residenti all’estero.

Immediate le proteste da parte dei comitati per il sì e delle forze politiche, con il leader Idv Antonio Di Pietro che ha promesso un “triplice ricorso” in Cassazione nel caso si avveri quanto previsto dal ministro. L’ulteriore spunto di discussione risiede nel fatto che non solo le preferenze degli italiani all’estero non verrebbero conteggiate, ma l’intero numero degli aventi diritto al voto varrebbe come astensioni nel calcolo del quorum.

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Lo stesso Vito ha affermato sulle pagine de L’Unità che la decisione finale rispetto al voto degli italiani all’estero:

“spetta all’Ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la Corte d’Appello di Roma”.

Il problema, prosegue l’esponente del Governo, nascerebbe dalla necessità di procedere alla distribuzione delle schede referendarie con il nuovo testo del quesito, che risulterebbe impossibile nei tempi richiesti:

“Attesa la tempistica prevista dalle disposizione vigenti per il voto per corrispondenza, il Ministero dell’Interno comunica che risulta pertanto impossibile procedere a una nuova stampa e distribuzione, per gli elettori residenti all’estero, delle schede con il nuovo quesito sull’energia nucleare“.

La questione rischia di assumere una rilevanza decisiva. In ballo ci sono non solo i voti espressi per il risultato della consultazione, ma la stessa validità del quesito sul nucleare. Gli italiani non residenti in patria e aventi diritto al voto sono oltre tre milioni, numeri che potrebbero affossare il quorum se considerati a dispetto dell’annullamento delle schede già consegnate.

Di Pietro è duro nel commento apparso su SKY Tg24:

“Perché gli italiani all’estero non hanno potuto esprimersi sul quesito sul nucleare così come riformulato il 6 giugno, ma possono fare la differenza per il raggiungimento del quorum. E non vorremmo che finissero cornuti e mazziati: non hanno potuto esprimersi e rischiano anche di essere decisivi per l’affossamento del referendum”.

Non si esaurisce qui il commento dell’ex PM, che su Il Fatto Quotidiano quantifica il nuovo quorum da raggiungere esprimendo al contempo le sue perplessità di riuscita nel caso venisse confermato:

“Il quorum passa dal 50+1 al 58 per cento. Al muro del 50 per cento ci arriviamo, al 58 per cento no”.

Prosegue poi sollevando un possibile:

conflitto di costituzionalità, perché i nostri connazionali sono stati privati di un diritto fondamentale: quello di dire la loro”.

Intanto i comitati promotori del referendum riportano alla memoria quanto accaduto nel ’99, quando il referendum sull’abolizione della quota proporzionale venne respinto non per gli oltre 21 milioni di votanti che si recarono alle urne, ma da appena 150 mila voti. La polemica nacque per il fatto che dei 2.351.306 italiani residenti all’estero, solo in 13 mila ricevettero il certificato elettorale e poterono esprimere il loro parere.

Il rischio è che la vicenda possa ripetersi, con un impatto probabilmente maggiore: gli italiani all’estero sono ora aumentati, con la conseguenza che il loro eventuale conteggio senza ammissione delle schede pervenute rappresenta per il referendum un ostacolo davvero difficile da superare.