La Commissione di Vigilanza Rai ha finalmente approvato il Regolamento per la promozione dei Referendum sui canali della TV pubblica. Negli undici articoli del provvedimento viene stabilito che si svolgano tribune referendarie in tutte le fasce orarie, comprese quelle nelle quali si registrano i maggiori ascolti, si informi durante i telegiornali e attraverso trasmissioni di approfondimento tematiche nonché con la messa in onda di messaggi autogestiti.

Viene così rotto il silenzio che da oltre un mese veniva mantenuto sulle reti pubbliche riguardo i prossimi referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento. Era dal 4 Aprile che ad ogni riunione dell’organo di controllo della TV nazionale l’attuale maggioranza faceva mancare il numero legale per procedere al voto. A sbloccare la situazione pare sia stato lo scambio richiesto da Pdl e Lega a favore di una loro iniziativa, l’atto di pluralismo Butti.

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La soluzione alla vicenda arriva al termine di una settimana di presidio davanti Palazzo San Mancuto da parte di IDV, ARCI e rappresentanti dei vari comitati promotori dei quesiti referendari. Queste le dichiarazioni rese da Antonello Falomi, consulente per i Comitati referendari al’Unità:

“La Rai ha sottratto ai cittadini un mese di informazione sui referendum. Avrebbe potuto garantirla lo stesso, a prescindere dall’approvazione del Regolamento. Così come ha applicato, prima del voto di oggi, l’unica clausola negativa.”

Ancora più duro l’intervento di Marco Beltrandi, sempre sulle pagine de l’Unità, secondo cui l’atto Butti rappresenta:

“quanto di più indigeribile sia stato visto in questi anni sotto il profilo della libertà d’informazione. L’atto Butti pretende che nei talk show i partiti parlino a seconda della percentuale di voti ottenuta: è la cristallizzazione del consenso elettorale. È mostruoso.”