La TACHIPIRINA ®, come diversi altri farmaci fra cui EFFERALGAN ®, è un analgesico-antipiretico a base di paracetamolo, principio attivo comunemente usato per il trattamento di dolori di ogni genere: dal mal di testa al mal di denti, dal torcicollo ai dolori articolari, passando per i fastidi che derivano da piccoli interventi chirurgici. Il paracetamolo è tanto presente nelle case delle italiani che si potrebbe essere portati a usarlo con leggerezza: in realtà, come tutti i medicinali, ha specifiche controindicazioni e avvertenze speciali, da tenere presenti non solo nel caso di somministrazione ai bambini, ma anche -e a maggior ragione- in caso di gravidanza.

Commercializzato in diverse forme (sciroppo, compresse, compresse effervescenti, bustine e supposte), il paracetamolo è controindicato in caso di ipersensibilità al principio attivo e dovrebbe essere assunto sotto stretto controllo medico nei pazienti con insufficienza epatica o sindrome di Gilbert (una patologia benigna del fegato che si manifesta con iperbilirubinemia e che affligge circa il 7-8% della popolazione adulta): infatti dosi elevate o prolungate possono provocare una epatopatia ad alto rischio e alterazioni a carico dei reni e del sangue. Proprio per evitare reazioni avverse legate al sovradosaggio, sinceratevi di non stare assumendo in contemporanea diversi farmaci con lo stesso principio attivo.

Finora non è mai stato dimostrato che l’uso del paracetamolo alle dosi consigliate sia in grado di aumentare i rischi di aborto spontaneo o malattie congenite del bambino, ma è da segnalare come nell’ottobre scorso siano stati diffusi i dati del “Norwegian Mother and Child Cohort Study”, pubblicati sull’International Journal of Epidemiology:  i ricercatori hanno coinvolto circa 3.000 coppie di fratelli che erano stati, in un caso o meno, esposti al paracetamolo durante il periodo di gestazione. I risultati mostrano che i bambini esposti al paracetamolo per più di 28 giorni durante la gravidanza hanno riportato peggiori risultati nelle prove di abilità motoria, scarse capacità di comunicazione e maggiori problemi comportamentali rispetto ai fratelli non esposti al farmaco. La stessa tendenza è stata osservata nel caso di un’assunzione di paracetamolo per meno di 28 giorni, sebbene l’effetto negativo fosse più debole.

Il consiglio è quindi sempre quello di non ricorrere all’automedicazione, ma di consultare il proprio medico per stabilire l’effettiva necessità, i modi e i tempi di assunzione del paracetamolo.

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