Con “To Rome With Love”, l’istrionico Woody Allen ritorna sul grande schermo a pochi mesi di distanza dall’ultima fatica “Midnight in Paris” con una nuova cartolina d’amore, questa volta dedicata alla Città Eterna che l’ha ospitato durante la scorsa estate per le riprese che ne hanno immortalato su pellicola i vicoli e gli scenari più suggestivi. Con quattro novelle che riportano alla mente le atmosfere giocose del Decameron di Boccaccio tanto da aver ispirato uno dei papabili titoli scelti durante le fasi di lavorazione, “Bop Decameron”, una perfetta unione tra Roma e la nota passione del regista per il jazz, il film strizza l’occhio alle figure – così definite dello stesso Allen – “esotiche” che s’intrecciano per le strade della città, giocando con le surreali situazioni carpite dallo sguardo stupito e perplesso di un affezionato turista a stelle e strisce.

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Come di consueto, con “{#To Rome With Love}” Allen non bada a spese per il cast: se dalla parte americana ci sono Ellen Page e Jesse Eisenberg, Alec Baldwin e Judy Davis, non sono di certo da meno i rappresentati del tricolore che vanno da Antonio Albanese a Ornella Muti, passando per Alessandra Mastronardi, Alessandro Tiberi e {#Riccardo Scamarcio} fino alle brevi apparizioni di Gian Marco Tognazzi e Antonio Catania è un tripudio di nomi conosciuti e apprezzati su cui brilla un Roberto Benigni d’eccezione; anche Penélope Cruz si guadagna un posto d’onore tra le italiche fila, grazie a una divertente interpretazione in lingua italiana. Ultimo ma decisamente non meno importante è il ritorno dello stesso regista davanti alla macchina da presa, doppiato per la prima volta da Leo Gullotta che ha preso il posto della voce storica Oreste Lionello, scomparso nel 2009.

John (Baldwin), architetto vissuto a Roma in gioventù, decide di fare ritorno in città per ritrovare l’emozioni e i ricordi del passato; sarà un caso l’incontro con Jack (Eisenberg), giovane completamente infatuato della fresca attrice e seduttrice Monica (Page) con cui condivide l’amicizia con la fidanzata (Greta Garwick), del quale diventerà suo fidato consigliere amoroso. Anche Jerry (Allen), ex regista d’opera ormai in pensione giunto per incontrare il fidanzato della figlia Hayley (Alison Pill), si lascia travolgere dal sentimento della Città Eterna tanto da decidere di lanciare il suocero, impresario di pompe funebri, che nasconde un innato talento per la lirica. C’è poi chi nella Capitale abita già come Leopoldo (Benigni), un uomo qualunque che viene improvvisamente e senza alcun motivo travolto dalla fama che, da un momento all’altro, rivoluziona totalmente la sua esistenza monotona. Anche Antonio (Tiberi) arriva a Roma con grandi progetti: presentare ai parenti la fresca sposa Milly (Mastronardi) e conquistare un importante posto di lavoro che potrebbe cambiargli la vita. Peccato che al posto della sua dolce metà, persasi per i vicoli della città e sedotta dall’attore Luca Salta (Albanese), al suo fianco ci sia Anna (Cruz), un’esplosiva prostituta.

Via dalla memoria “Vicky Cristina Barcelona” e l’onirico “{#Midnight in Paris}”: “To Rome With Love” è tutt’altra storia e lo si capisce già dalle prime battute. Grazie a una sceneggiatura divertente e ironica, la pellicola di Allen mette a nudo vizi e virtù italiche, dalla superficialità di un certo giornalismo al chiacchierato fenomeno delle escort fino alla conquista della notorietà senza alcun merito, in un panorama da cartolina, non necessariamente congruente alla realtà ma così come si lascia ammirare dagli occhi del regista newyorkese. Si ride, e di gusto, grazie a una rivisitazione in chiave romana dei personaggi storici della filmografia alleniana, dall’uomo dalle mille nevrosi all’immaginario consigliere di vita in stile “Provaci ancora, Sam!” solo per citarne un paio, che se da una parte rispecchiano i punti cardine del suo lungo lavoro dietro alla cinepresa, dall’altra non si discostano mai dalla strada di successo già battuta in passato senza dunque osare più del necessario.

C’è tanto, tantissimo Fellini nelle due ore scarse di pellicola che culminano nell’episodio dedicato ai due giovani sposini Antonio e Milly, eredi spirituali della sognatrice Wanda interpretata da Brunella Bovo innamorata dell’affascinante – almeno sulla superficie patinata dei giornali di fotoromanzi – Fernando Rivoli di Alberto Sordi per la disperazione del povero Ivan Cavalli, uno stupendo quanto sconvolto Leopoldo Trieste nello splendido “Sceicco Bianco” del 1952. Del regista riminese, ispirazione indiretta secondo Allen, sono presenti anche tutti i grandi e piccoli elementi capaci di trasformare la quotidianità in una surreale fantasia, un sogno a occhi aperti che sfonda il limite della realtà per arrivare col sorriso sulle labbra in un universo parallelo farsesco e, seppur divertente, in molti casi fin troppo esageratamente fuori dagli schemi con l’incombente rischio di scadere nei toni stereotipati della classica macchietta.

L’Italia, e più precisamente la sua capitale, diventa per {#Woody Allen} un palcoscenico a cielo aperto in cui mettere in scena una commedia che fonde gli elementi classici del regista e quelli storici del cinema italiano dei tempi d’oro, capace di esorcizzare lo spettro della psicanalisi (memorabile la battuta di Jerry rivolta alla moglie psicanalista “Se sei in contatto con Freud, fatti ridare i soldi!”) davanti allo sconfinato potere della natura sconvolgente e caotica della città del Colosseo. C’è anche lo spazio per un breve cameo per gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, icone del made in Italy in tutto il mondo che fanno cadere in secondo piano il product placement selvaggio, in questa estemporanea istantanea alleniana che, una volta suonata l’ultima nota e recitata l’ultima battuta, chiude il sipario su una Roma visionaria che concede – almeno nei film – la possibilità di illudersi una volta nella vita.