Dopo la presentazione a Cannes dello scorso anno in cui è riuscito ad appassionare visibilmente la platea, arriva in Italia “Tutti per uno” (traduzione poco fedele dell’originale, decisamente più appropriato, “Les mains en l’air“), l’ultimo film del regista francese Romain Goupil. Nato sull’ondata dei recenti fatti di cronaca di cui sono stati protagonisti molti immigrati clandestini nella Francia del presidente Nicolas Sarkozy, Goupil racconta uno spaccato di vita attraverso gli occhi dei bambini, costretti a vivere sulla propria pelle le difficoltà di chi è costretto quotidianamente al faccia a faccia con l’illegalità.

Protagonista della pellicola è Linda Doudaeva, la bambina scelta dal regista all’ultimo minuto per interpretare la piccola Milana, cecena combattuta tra lo stretto legame con le sue origini, in particolare con la madre, nel film e nella vita interpretata da Malika Doudaeva, e la gioia ritrovata nella famiglia che la ospita, grazie alle attenzioni di Cedrine, una bravissima Valeria Bruni Tedeschi, attrice e regista italiana naturalizzata francese il cui talento le è valso nel corso degli anni premi prestigiosi quali il David di Donatello e Gran Prix della giuria a Cannes.

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22 marzo 2067. L’ormai adulta Milana ricorda il passato quando, nel 2009, era una bambina cecena (Doudaeva) immigrata illegalmente in Francia con la sua famiglia. Con i suoi amici, il coetaneo Blaise (Jules Ritmanc) e la sorellina Alice(Louna Klanit), Ali (Louka Masset), Claudio (Jeremie Yousafat) e Youssef (Dramane Sarambounou), la piccola frequenta la scuola con profitto e passa il pomeriggio vendendo di contrabbando DVD pirata, merendine, caramelle e altri dolcetti. Va tutto bene fin quando Youssef, illegalmente nel Paese, viene rimpatriato con la sua famiglia a causa delle rigide leggi sull’immigrazione decise dal governo francese. I genitori di Blaise, Cedrine (Veleria Bruni Tedeschi) e Luc (Goupil), decidono di ospitarla fin quando i bambini, spaventati dalla situazione sempre più tesa, decidono di mettere in atto un piano per salvare la propria amica dall’espulsione.

Lo sguardo innocente dei bambini sui sans-papiers è unico, lontano dai preconcetti tipici dell’età adulta, racchiusi nelle opinioni dei tre adulti Cendrine, del marito Luc, più cauto di giudizio della sanguigna moglie, e di Rodolphe (interpretato da Hippolyte Girardot) di tutt’altro avviso rispetto alla sorella Cendrine. È nelle vite dei più piccoli che nasce la vera integrazione, quando a scuola e nei giochi non ci sono più colori e bandiere, ma solo persone che vivono consapevolmente la propria età.

Ed è proprio il talento di questi giovani attori a dare una marcia in più alla pellicola, con il loro linguaggio spontaneo e mai costruito scelto appositamente dal regista per creare un’atmosfera ancor più realistica, senza imbattersi mai nel pessimo quanto ridicolo risultato di chi decide di sfruttare i bambini per diffondere concetti da adulti. Sarà solo Mirana a tracciare la linea di confine tra le due fasi della vita, da una parte allegra e spensierata e dall’altra provata dalla sua condizione di clandestina, che la porterà a fuggire grazie all’aiuto dei suoi amici in quello che per gli altri è percepita con la leggerezza di un gioco.

“Tutti per uno” è una poesia, una fotografia di un momento storico ben preciso che un giorno sarà considerato inconcepibile, così come lo immagina Milana ormai diventata adulta. Non ha la presunzione di insegnare o di fare la voce grossa, Goupil non protesta ma parla agli spettatori così come un nonno racconta a un nipote la storia di un tempo che fu e che, come spiega la donna con gli occhi pieni di ricordi, ormai non è più.