Attenzione: le incursioni nella vita reale danneggiano l’equilibrio psico-fisico che ti eri faticosamente costruito tweet dopo tweet.

Non è una frase buttata là per caso, ma una storia realmente accaduta. Per motivi che non sto qui a spiegare mi trovavo in una stazione del Centro Italia, quando all’improvviso ho pensato: “Ma questa gente, di Twitter, che ne sa? E se dovessi spiegarglielo come farei?”. Innanzitutto smentiamo la leggenda che vuole la twitstar avvolta da un’aura dorata camminare tra fustacchioni che la sventolano. E se fosse vero, qualcuna si è beccata i miei.  Ora posso andare avanti.

Il primo timore è quello di apparire un farneticante disagiato mentale o, quando ti va bene, uno che ha bevuto troppo. Non mi credete? Provate ad avvicinarvi a uno sconosciuto e iniziate a parlare di retweet, preferiti e menzioni. Entro pochi minuti avrete gli occhi iniettati di sangue per lo spray al peperoncino che vi ha accuratamente svuotato addosso. Nei piccoli centri potreste persino entrare nell’immaginario collettivo dei cattivi:  “Non uscire di casa, ci stanno gli zingari, i testimoni di Geova e quelli che twittano“.

Di seguito tenterò di consigliare qualche approccio innocuo per fornire una descrizione comprensibile anche a chi non sa fare la O col bicchiere.

1) Teoria casereccia, Grado di difficoltà 1, si tenta di incrementare gli utenti: Twitter è una grande famiglia, ci si riunisce intorno al tavolo degli argomenti e ognuno dice la propria. Si va dai ragazzini che si strappano i capelli per l’idolo del momento al pensionato che approccia alla tecnologia con timidi passi. Circolano pettegolezzi, simpatie, antipatie e si è alla continua ricerca di approvazione.

2) Teoria psichiatrica, grado di difficoltà 4, si spaventano eventuali avventori: è un social network per egocentrici, schizofrenici, lamentosi, intellettual chic annoiati dalla vita che anziché iscriversi al corso di Salsa preferiscono sfogare lo stress in 140 caratteri. Amano litigare e accusarsi, nel peggiore dei casi avviene la morte dell’account con la cancellazione da Twitter. Mentana ne è un fulgido esempio.

3) Teoria complottista, grado di difficoltà 6, attira elettori del M5S: Twitter è il Gotha della tecnologia e dell’informazione, le notizie arrivano prima degli altri. Pieno di giornalisti, influencer e opinionisti riesce a incidere sulle decisioni di Governo. Bersani ritiene che il disfacimento del PD sia dovuto al social dell’uccellino blu. Siamo potenti, il mondo ci teme, baciamo le mani. Solo qui puoi contare sul decesso di almeno uno statista al mese e, in rari casi, di Dan Brown.

4) Teoria gossippara, grado di difficoltà -2, fa presa sui lettori di Chi e i fans di Barbara D’Urso: è un posto pieno di vip che augurano il buongiorno e la buonanotte, sponsorizzano apparizioni televisive e interagiscono con la plebe. Se sei fortunato ti segue e puoi persino parlarci in privato, creando quella fantastica illusione del “siamo tutti uguali”.

5) Teoria meteorologica, grado di difficoltà 3, interessante per meteoropatici: il posto più aggiornato e capillare sulle condizioni del tempo. Ma, attenzione, delle volte bisogna tradurre. Esempio: “Il cielo è blu ma la foschia mi impedisce di apprezzarne la reale bellezza. E io, ti vorrei qui con me, Colonnello Giuliacci”. Un tweet apparentemente climatico che trasuda romanticismo.

6) Teoria Mentaniana, grado di difficoltà 9 (perché bisogna conoscere la storia), puro sbeffeggio: Twitter è quella cosa per cui Mentana batte i piedi da una settimana, vorrebbe giocare ancora con noi ma l’orgoglio lo frena e quindi spara frecciatine da Facebook coinvolgendo altri suoi amici pezzi grossi dei giornalismo italiano. Pare si sia mobilitato anche Kofi Annan e che la Jolie si sia tolta le tette per protesta.

7) Teoria semplicistica, grado di difficoltà 5, è quella che userei: Hai presente Facebook? Ecco, non c’entra nulla. Non ci sono immagini, chi ti segue non è tuo amico (anzi, fai attenzione a fidarti di qualcuno), devi essere sintetico, dire qualcosa d’interessante, la pubblicità è pressocché inesistente, ogni tanto finisci sui giornali se partorisci la genialata, non salverai nessun bambino in Africa e non ci troverai le frasi di Coelho… Ops, mi sa che queste ci sono anche su Twitter.

Spero di esservi stata utile. Anzi no. A che vi servono queste spiegazioni se state sempre su Twitter? 

P.S.: E se siete nuovi al mezzo vi consiglio di leggere le guide su uomini e donne che bazzicano dalle nostre parti.

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photo credit: Tintin44 – Sylvain Masson via photopin cc

[ATTENZIONE: ci sono anche i consigli di @lddio per usare Twitter. Eccoli!]