Durante la giornata di studio sul tema “La comunicazione nella missione del sacerdote”, organizzata da Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, Mons. Mauro Piacenza ha dichiarato che alla Chiesa non occorrono preti che si mostrano in televisione:

La comunicazione deve favorire la comunione nella Chiesa altrimenti diventa protagonismo individuale oppure, e è ancora più grave, introduce divisione. All’evangelizzazione non servono i preti showmen che vanno in TV.

Il Segretario della Congregazione per il Clero ha anche aggiunto che, qualora un sacerdote andasse in TV, dovrebbe unicamente trasmettere ai credenti la fede della religione cattolica:

Il sacerdote non deve improvvisare quando utilizza i mezzi di comunicazione e neppure deve comunicare sé stesso, ma duemila anni di comunione nella fede: questo messaggio può essere trasmesso soltanto attraverso la propria esperienza e vita interiore.

Don Mazzi, da tempo collaboratore delle emittenti televisive, ha dichiarato che la Chiesa non dovrebbe aver paura di andare in TV:

Io vado molto meno in televisione perché la TV è diventata sgangherata. Ma è una scelta mia. Non mi sono mai sentito una star e la Chiesa non ha mai avuto paura della tecnologia e non si deve avere paura di andare in TV.

E sull’obbedienza filiale dovuta dai preti ai propri vescovi, Mons. Piacenza dichiara che non deve essere assolutamente vista come una mancanza di libertà:

In un tempo come il nostro […] alla mentalità corrente pare sempre più incomprensibile una tale promessa di obbedienza. Non di rado è concepita come una diminutio della dignità e della libertà umane […] Noi che viviamo l’obbedienza autentica sappiamo che mai l’obbedienza nella Chiesa è contraria alla dignità e al rispetto della persona, mai deve essere concepita come una sottrazione di responsabilità o come un’alienazione.