Nella “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne” emergono dati poco edificanti per la sicurezza del genere femminile. Una donna su 5 ha subito un’aggressione violenta, con il picco di 100 denunce al mese nella sola Milano, mentre ogni tre giorni si verifica un omicidio al femminile. Il sintomo più evidente di una società in cui la parità dei sessi non è ancora un valore, dove il ruolo rosa è relegato a quello di oggetto sottomesso all’uomo.

I dati nazionali raccolti dall’Istat, che si ricorda come sia in grado di monitorare solo i casi effettivamente denunciati perdendo invece quelli sommersi, dimostrano una situazione ulteriormente allarmante: sono in totale 6.743.000 le donne tra i 16 e i 70 anni colpite dalla violenza almeno una volta nella loro vita, tanto che l’aggressione uccide più degli incidenti stradali. E ammazza non solo le donne, ma anche i loro figli, perché il genere rosa viene spesso attaccato durante una gravidanza.

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Purtroppo, però, il 96% di casi di violenza, come potrebbero essere abusi in ambito familiare, pestaggi, stalking e via dicendo, non vengono riportati alle autorità competenti. Per molte, infatti, la paura e le minacce del loro aguzzino – spesso il marito o il fidanzato – diventano un deterrente alla giustizia. Per altre, invece, il dolore fisico viene ingiustamente percepito come una lecita punizione: non si sentono madri perfette e mogli pronte a tutto, e così accettano loro malgrado di subire le più indicibili angherie.

Una situazione, particolarmente evidente in Italia ma decisamente diffusa anche in Europa, che ha spinto Amnesty International a intervenire per bocca di Nicolas Beger, direttore degli uffici istituzionali europei dell’associazione:

«Affinché le donne possano sentirsi sicure nelle strade, nei posti di lavoro e nelle loro case, i singoli stati e l’Unione europea devono affrontare tutti gli aspetti della violenza sulle donne, come la prevenzione, la tutela, i procedimenti legali e i risarcimenti. […] L’impegno dell’Unione europea a lottare contro la violenza sulle donne dev’essere rilanciato. Attraverso la firma della Convenzione del Consiglio d’Europa, sarà possibile assicurare che l’Europa diventi una zona a tolleranza zero per la violenza sulle donne e che le donne e le ragazze siano protette da ogni forma di violenza»

Dello stesso avviso AID, l’Associazione Internazionale Donne:

«Servono misure di prevenzione e punizione di questi fenomeni. La violenza sulle donne, sia fisica sia psicologica, è uno scandalo per i diritti umani, ma in diversi contesti sociali questo problema si scontra con mancanza di interesse, silenzio e apatia da parte dei Governi. Secondo il Diritto Internazionale dei Diritti Umani, tutti i Governi hanno la responsabilità di prevenire, indagare e punire gli atti di violenza sulle donne in qualsiasi luogo si verifichino: tra le mura domestiche, sul posto di lavoro o nella società in generale. È fondamentale che i Governi si impegnino nel garantire alle donne indipendenza economica e tutela dei diritti fondamentali, anche a livello giurisprudenziale. In questa battaglia per i diritti umani tuttavia sono essenziali anche la solidarietà e l’impegno di tutti i cittadini.»

Fonte: Agi (Amnesty International), Agi (ADI), Il Giornale.